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L'attività
speleologica del Gruppo svolta,
nell'ambito della
Sezione Fiorentina del Club Alpino Italiano, risale al 1887 con la
visita di alcuni soci alla grotta detta la Ventaiola o di Eolo, scoperta
nel 1840 sul monte Corchia. Nei notiziari sezionali si susseguono con una
certa regolarità rendiconti di visite a grotte della Calvana e delle Alpi
Apuane, fino al primo specifico lavoro speleologico che è datato 1910: ne
è autore Giovan Battista De Gasperi, che presenta uno studio sulle grotte
della Calvana, cui seguiranno altri studi, pubblicati annualmente fino al
1914.
De Gasperi, che a ragione può essere considerato il primo vero speleologo
fiorentino, muore purtroppo nel 1916 nelle trincee della prima guerra
mondiale, e con la sua scomparsa si blocca l'appena nata speleologia
fiorentina. Timidi cenni di ripresa compaiono dopo il '20: nel 1923 appare
una relazione, sempre sul Bollettino sezionale, di una visita alla
"Grotta di Eolo", inizio di un'attrazione per l'Antro del
Corchia, alla cui esplorazione è strettamente legata tanta storia del
Gruppo.
Questi, con la denominazione di Gruppo Speleologico Fiorentino, si
costituisce ufficialmente il 2 maggio 1927 in seno alla Sezione di Firenze
del Club Alpino Italiano e la sua direzione viene affidata ad Alfredo
Andreini. Aldo Berzi e Michele Levi.
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Si
apre un decennio di straordinaria attività per il G.S.F., che diviene uno
dei fulcri della speleologia italiana. Fra il 1927 e il 1937 iniziano le
discese dei grandi abissi: grazie ad una tecnica e a un'attrezzatura
esplora- tiva allora d'avanguardia, delle trenta grotte più profonde
conosciute al mondo ben venticinque sono in Italia.
Gli speleologi del G.S.F. raggiungono i 318 m di profondità alla Tana
dell'Uomo Selvatico, grotta che si apre maestosa sul versante Nord Ovest
del monte Corchia.
Nel 1931 viene discesa la Buca della Vetricia, nel versante Nord della
Pania della Croce, dove vengono toccati i 316 m di profondità della
allora maggiore verticale unica al mondo; negli anni successivi questo
abisso verrà dedicato alla memoria di Enrico Revel, uno dei primi
esploratori.
Nel 1933 inizia l'esplorazione dell'Antro del Corchia, e nel 1934 vi si
ottiene il record mondiale di profondità di 541 m.
Sempre nel versante Nord della Pania della Croce, nel 1936 viene esplorata
la Buca Larga, fino alla profondità di 252 m. Nel 1937 è la volta
dell'esplorazione della Buca del Cane del Canal delle Verghe, grotta
conosciuta da diversi anni le cui esplorazioni si erano interrotte per la
franosità del pozzo iniziale.
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Il
primato che l'Italia deteneva svanisce con la seconda guerra mondiale. La
perdita di Postumia, la confisca dell'ingente materiale conservato presso
l'Istituto Italiano di Speleologia, ivi compreso il Catasto delle Grotte,
e la scomparsa dei personaggi che avevano guidato la speleo-logia italiana
fra le due guerre - fra gli altri Bertarelli e Boegan a Trieste e Marco
Marchetti a Firenze - provocano una stagnazione dell'attività.
Nel 1948 si svolge, per pochi intimi, il 2° Congresso Nazionale di
Speleologia ad Asiago: è un primo accenno di ripresa. Nel 1950 si giunge
a Verona alla fondazione della Società Speleologica Italiana, che si
prefigge il compito di sostituirsi all'Istituto Italiano di Speleologia
come fulcro e propulsore dell'attività di ricerca ed esplorazione. Nasce
anche la rivista trimestrale "Rassegna Speleologica Italiana".
A Firenze l'attività riprende attorno a Benedetto Lanza, valente zoologo
e per anni Direttore del Museo della Specola, che in collaborazione con
Giannotti e Marcucci, entrambi di Pisa, pubblica nel 1954 il Catasto delle
grotte della Toscana su "Rassegna Speleologica Italiana";
catasto che è stato preso ad esempio, per la validità della sua
impostazione, da numerosi gruppi italiani e curato e conservato per lunghi
anni dal G.S.F.
Le possibilità economiche sono quelle che sono e le esplorazioni si
concentrano intorno a Firenze, sui monti della Calvana, approfondendo,
sotto la guida di Benedetto Lanza, la conoscenza biospeleologica delle
cavità rinvenute. Vengono esplorate anche numerose grotte nelle arenarie:
la Buca delle Fate di Tosi, il Trogolin dell'Orso presso Vallombrosa, le
grotte di San Manetto al Convento di Monte Senario, la Buca dell'Orso
sopra Moscheta e tante altre. In questo periodo vengono rinvenute così
interessanti specie nuove di insetti troglobi.
Verso il 1960 ci si riavvicina anche alle Alpi Apuane, come testimonia
l'esplorazione della Buca della Miniera Alta al monte Puntato , sopra
Isola Santa.
Quando il Lanza si defilò il G.S.F. passò un periodo di
"vacanza" e fu affidato ad un Commissario nella persona di
Claudio De Giuli. Nel 1962 si presentano al Gruppo gli uomini che ne
permetteranno la ripresa: il Commissario organizzò il 1° Corso di
Speleologia e un'assemblea elesse la nuova dirigenza che riprese il lavoro
con buona lena.
Iniziano le esplorazioni a Forno di Massa: la Buca dell'Acquafredda, la
Buca di Regolo, il Bucone, la Buca della Renella e tante altre. Ci si
rivolge anche alla Pania di Corfino, scoprendo una decina di cavità.
Nell'Antro del Corchia si arriva sul Pozzacchione e rinasce la voglia di
esplorazione. Una buona collaborazione con l'Esercito, che metteva a
disposizione gli automezzi necessari per le esplorazioni in cambio dei
dati procurati, inizia nel 1964, accompagnando l'I.G.M. lungo il Canyon, e
dura fino al 1968.
Il Gruppo cerca grotte in tutte le Apuane, le trova e le esplora, non
trascurando le attività intergruppi che ci videro particolarmente attivi
con il Gruppo Speleologico C.A.I. Perugia, lo Speleo Club Roma e il Gruppo
Speleologico Pipistrelli di Terni. Con loro si rivisita il fondo
dell'Antro del Corchia ed iniziano visite sistematiche alla grotta di
monte Cucco in Umbria, fino alla grande spedizione intergruppi che si arenò
sul Pozzo del Gitzmo in un intricato ammasso di scale! Nel 1967 si esplora
e rileva fino a q.-345 l'abisso Piero Saragato, intitolato
all'appassionato speleologo e amico che ci aveva lasciati per un incidente
sciistico del Natale '66.
E' del 1968 un'altra spedizione intergruppi, con lo Speleo Club Roma e il
Gruppo Speleologico Bolognese, per il controllo della profondità
dell'Antro del Corchia, che viene ridimensionata da -805 a -688 m. Nel
1970 siamo al Gouffre Berger, in Francia, che viene disceso in compagnia
di Romani, Friuliani, Versiliesi e Francesi e in cui torneremo successiva-
mente in occasione di una spedizione che ci porta al Laboratorio
Sotter-raneo di Moulis, alla Pierre St. Martin e a Maireu Le Gorreta, in
Spagna.
Fra il 1967 e il 1972 si esplorano all'Antro del Corchia i Rami degli
Inglesi, in una avvicente e entusiasmante competizione con gli speleologi
del Derbyshire Caving Club.
Siamo a quel cambiamento epocale nella tecnica di progressione che
sostituisce le scale con la sola corda: i primi attrezzi arrivano a
Firenze nel 1972 e sono maniglie Jumar opportunamente adattate
all'utilizzo in grotta (solo dopo arriverà il Croll che scorre sulle
corde fangose!).
Il 1978 segna la definitiva crisi di crescita del G.S.F.: la
contrapposizione con i Torinesi e le polemiche sulla Buca del Cacciatore
costrinsero chi voleva continuare le esplorazioni ad adottare la tecnica
della sola corda, che fu sperimentata alla Buca della Fossa della Fame,
nella valle di Forno, e ancora all'Antro del Corchia; qui viene sceso
nuovamente il Pozzo Bertarelli e collegato con il Pozzo dell'Infinito.
Attorno ai primi che si cimentano nella nuova tecnica si uniscono molti
altri e all'Antro del Corchia inizia l'avventura dei Rami dei Fiorentini,
che sancisce una ulteriore rivoluzione: per la prima volta si esplora in
risalita, arrampicando dal basso, anziché in discesa !!
Gli anni successivi, pur prevalentemente dedicati a proseguire il lavoro
nei Rami dei Fiorentini, non mancano di occasioni per aggregarsi in
spedizioni con altri Gruppi: così speleologi del G.S.F. sono all'Abisso
dei Draghi Volanti, in fondo all'Abisso Guaglio e all'Abisso della
Tambura, in Apuane e all'estero di nuovo al Berger nel 1980, e alla Sima
GES Malaga in Spagna nel 1981.
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A
partire dal 1986 il G.S.F. sposta il baricentro della propria attività
esplorativa e di documentazione dal monte Corchia verso altre zone della
catena Apuana, contribuendo in maniera determinante alla conoscenza dei
fenomeni carsici di queste splendide e martoriate montagne.
La storia dell'attività recente del G.S.F., che inizia idealmente con le
scoperte fatte nell'Abisso di Foce Luccica e continua in un crescendo di
risultati di valore assoluto fino ai giorni nostri, è comprensibile solo
se si pensa all'eccezionale bagaglio di esperienze e conoscenze che si
tramandano in questa associazione. Da questa tradizione, fin qui
brevemente esposta, l'ultima generazione di esploratori Fiorentini ha
potuto attingere a piene mani; l'esperienza, nel senso della continuità
con il lavoro di ricerca svolto in passato dal Gruppo, sommata
all'evoluzione tecnica dei materiali, oggi molto più leggeri ed
affidabili, ha consentito la scoperta di tre dei sei meno mille che si
conoscono in Italia.
L'Abisso di Foce Luccica è la prima importante esplorazione di questo
ultimo decennio: nel 1986 si scopre la prosecuzione che permette di
raggiungere un nuovo fondo a q.-450 e soprattutto di accedere ad una
articolata serie di gallerie, dando un nuovo impulso alle ricerche sul
monte Sagro. Sempre su questa montagna, del cui carsismo profondo ben poco
si sapeva, vengono condotte nel 1987 e nel 1988 prospezioni sistematiche
che hanno come risultato la scoperta e l'esplorazione di cinque grotte di
oltre 150 m di profondità e dell'Abisso dello Smilodonte di -670 m.
Contemporaneamente, sul monte Corchia, si scopre e si esplora l'Abisso
Sole dell'Ovest -370 m.
A fine 1988 le ricerche si spostano sul monte Grondilice, fino ad allora
trascurato in quanto costituito da lito tipi considerati meno
carsificabili dei marmi. Viene scoperto così l'Abisso Olivifer, dove in
quattro punte si raggiunge un fondo a q.-1000: è il terzo meno mille
italiano, ma a dispetto della prima fulminea realizzazione questa grotta
impegnerà gli esploratori per molto tempo.
Olivifer è la grotta simbolo della mentalità della nuova generazione: le
tecniche di progressione e soprattutto mentali "inventate" con
l'esplora- zione dei Rami dei Fiorentini vengono rispolverate e migliorate
e nel 1989 essa diviene la grotta più profonda d'Italia (- 1215 m). E non
è tutto: in prossimità del fondo si intercetta un grosso ramo in
risalita percorso da un torrente e nove campi interni di cinque giorni
ciascuno, realizzati nell'arco di otto mesi , portano alla scoperta di un
ingresso basso.
Questa esplorazione, oltre essere la maggiore in risalita mai effettuata
ad oltre mille metri di profondità con i suoi 600 metri di dislivello,
segna una svolta importante per l'approccio psicologico all'attività in
regioni ipogee molto lontane dagli ingressi noti. Contemporaneamente ad
Olivifer, sempre sul monte Grondilice, si scopre l'Abisso Trittolemo -500
m, che conferma ulteriormente l'inesattezza della teoria che vuole i
Grezzoni poco adatti alla formazione delle grotte.
Nel 1990 proseguendo un assiduo lavoro di revisione di grotte già
esplorate, scopriamo un nuovo fondo all'Abisso Draghi Volanti, sul monte
Sumbra, portandone la profondità a 890 m. Sul monte Tambura, in
col-laborazione con speleologi Veronesi, si esplora l'Abisso Pinelli, -965
m, che viene collegato nel 1992 alla Buca del Paleri.
Ormai il baricentro esplorativo del G.S.F. si sposta sul monte Tambura,
speleologicamente uno dei più interessanti delle Alpi Apuane e già nei
primi anni '60 oggetto d'interesse da parte dei Fiorentini.
Nel 1993, all'Abisso Piero Saragato, con un acrobatico traverso
sull'enorme pozzo Firenze, impensabile fino a pochi anni fa, viene
scoperta la prosecuzione che immette in vaste e articolate regioni, fino
alla falda freatica a -1075 m dall'ingresso. Sulla scia di queste
importantissime scoperte (di grande valore non solo da un punto di vista
esplorativo-sportivo ma anche scientifico), nel 1994 viene rivisitato
l'Abisso Paolo Roversi e da una "finestra" sfuggita in
precedenza si raggiunge nuovamente la falda freatica a - 1250 m
dall'ingresso: dopo cinque anni Olivifer perde il primato e il Roversi è
la grotta più profonda d'Italia.
Gli anni 1995-96 continuano ad essere dedicati all'esplorazione
dell'Abisso Saragato, che lambisce con alcuni rami la vicina grotta
dell'Aria Ghiaccia. Al fine di congiungere le due grotte si fa ricorso a
mezzi di progressione subacquea e in due diverse occasioni vengono
effettuate immersioni che portano al superamento di quattro sifoni: tutto
fa sperare in un prossimo raggiungimento dell'obbiettivo. Per inciso,
queste esplorazioni subacquee sono un record italiano sia per distanza
dall'in-gresso (oltre 1100 metri di dislivello) che per numero di sifoni
superati.
Nonostante l'incessante attività esplorativa svolta nelle Alpi Apuane, il
G.S.F. si è distinto con importanti spedizioni all'estero e fuori
regione, dove ha colto grossi successi.
Nel 1988 in collaborazione con speleologi Veronesi, viene realizzata in
Sardegna la giunzione fra Su Palu e Su Spiria, un complesso di 30 km di
sviluppo. Nel 1990 una spedizione in Calabria esplora numerose grotte nei
gessi di particolare bellezza ed importanza da un punto di vista
scientifico.
Nel 1989 in collaborazione con i Bolognesi, una spedizione in Messico
esplora varie grotte per un totale di 3,5 km. Nel 1994 partecipiamo a una
prima spedizione ricognitiva nelle Filippine.
Ancora all'estero, nel 1995, in collaborazione con i Veronesi si esplora
la seconda grotta più profonda d'Albania, - 530 m; nel 1996 , con un
gruppo di varia provenienza, partecipiamo ad una spedizione
speleo-geografica in un remota regione dell'Honduras, fino a quest'anno,
1997, in cui siamo tornati in Filippine a porre le basi di una futura
spedizione che si occuperà dell'esplorazione delle molte grotte situate
nelle isole Samar.
Per ultimo in ordine di tempo, nell'agosto 1996, in collaborazione con i
Livornesi, è giunta a termine l'esplorazione di un profondo ramo
dell'Abis-so W le Donne in Grigna (-1175), mentre continua quella
dell'Abisso degli Urli in Lazio, dove a tutt'oggi sono stati superati due
sifoni a q. -570.
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