Salvatore Iannelli

Ott 282020
 
 
 
Sono le 10:00 di sabato mattina quando cominciamo ad entrare dal Becco. 
La squadra dei pisani composta da Marco, Andrea, Giovanni, Riccardo e Daniele (non abbiamo ancora capito se ha mandato il clone o era autentico) é sul piede di guerra per le risalite che gli spettano, tant’è che hanno intenzione di legare da subito Daniele… non per fargli sicura, ma per evitare che scappi su per le pareti. 
La squadra nostra invece é ridimensionata per via di alcuni imprevisti, ma fortunatamente a me e Ivan si sono aggiunti Chiara e Juri. Proseguiamo verso il Ramo degli Orchi.
 
Arrivati in galleria di – 250 io e Ivan allunghiamo il passo per selezionare i materiali da portare giù per l’esplorazione… Bene, dopo aver “finto” di contare e scegliere cosa potrebbe servire o meno, prendiamo tutto quello che c’è e proseguiamo.
Alla base del Pozzo Versilia i pisani si dividono e cominciano una risalita verso un arrivo di notevole dimensione (molto più grande di quello dal quale proveniamo noi) e una seconda risalita non molto distante dallo stesso pozzo. 
 
Noi proseguiamo fino all’Auditorium per riprendere la nostra esplorazione da dove ci eravamo fermati…stiamo per scendere il Pozzo che presto prenderà il nome di “Pozzo a Chiocciola” ma Juri decide che i tordelli sono più buoni del Marron Glacé quindi fa dietrofront insieme a Chiara.
Io e il Maresciallo mangiamo con molta calma consapevoli di andare in contro ad una lunga giornata… 
Stendiamo la prima 30, seguita da una 20, poggiamo i piedi per terra, tutto a un tratto il pozzo sembra chiudere e invece tramite un passaggio in mezzo ai blocchi di crollo si continua a scendere girando come un vortice, potresti infilarti e incastrarti ovunque ma non é detto che sia li la via, magari é proprio in quel buco dove passa l’acqua… ma no, l’aria é pigra e sceglie la via più comoda che comunque non é comoda, ma a tratti asciutta e pulita. Dopo pochissimi metri troviamo una diramazione che porta in una sala totalmente asciutta, piena di sabbia e apparentemente priva di flussi d’aria, il pozzo sembrava continuare, o meglio, é evidente! Dobbiamo solo sperare di continuare a trovare la via fra questi blocchi. Ogni tanto sembra riaprire sulla verticale, stendiamo altre 2 corde, poi un passaggio mi concede strada dopo qualche manovra di contorsionismo e l’aiuto di un forte stillicidio… “Maresciallo, aspetta un secondo all’asciutto che ti dico se ne vale la pena” mi affaccio inun punto dove sembra finalmente riaprire, chissà per quanti metri… I sassi che lancio non parlano molto chiaro, resta solo una 40, ritorno dal maresciallo a dirgli che “gli tocca” attraversare il passaggio scomodo perché il pozzo continua!
 
Ma esistono davvero passaggi che possono essere definiti tali di fronte ad un esploratore che ha appena scoperto che la grotta continua?? 
Ma chi ci crede? 
Tanto é il sacrificio quanto il piacere della scoperta! 
 
Il Maresciallo mi raggiunge subito entusiasta della notizia.
 Speriamo di non dover buttare una 40 su un tiro corto… Magari poi seguito più a valle da uno lungo… 
Dopo i primi 3 metri nello stretto, il pozzo si apre con lo stesso diametro che aveva nella parte alta.
No, la 40 non va sprecata, é appena sufficiente per arrivare alla base!  Il pozzo non sembra chiudere ma ci sono di nuovo i blocchi che ne ostruiscono la base e stavolta arriva acqua un po’ ovunque ma si vede uno sfondamento laterale fuori dalla pioggia, beh la doccia la faccio dopo, intanto mi avvio a controllare quello…un paio di metri e si apre una galleria di notevoli dimensioni alla base di un salto da circa 7 metri.
Situazione allucinante…Mi giro verso il Maresciallo urlando “continua! Guarda qua che roba!” ma abbiamo finito le corde. Torno alla base del pozzo a fare la doccia per vedere meglio la situazione, guardiamo fra i blocchi, sembra continuare anche li…si intravedono ambienti più spaziosi di quelli attraversati in precedenza. 
Il salto da 7 verso la galleria non si disarrampica, “Maresciallo togliti le longe, tanto non ti servono più….” Le longe mie unite alle sue più i pedali sono calcolate alla perfezione per scendere nella galleria e nel frattempo un boato sovrasta il rumore della pioggia che arriva alla base del pozzo. 
La galleria é ingombra da massi enormi, avanziamo sognando ad occhi aperti, il maresciallo comincia ad arrampicare per scavalcare i massi io mi affaccio su alcuni sfondamenti che vediamo sotto di noi, ci aiutiamo per spostare alcuni blocchi di marmo che ci consentono di risalire più facilmente un ultimo tratto più rischioso 
“O troveremo una strada o ne costruiremo una” poi ci troviamo alla base, concrezionata, di un pozzo di dimensioni maestose. 
Il boato é sempre più vicino, ma che diavolo c’é qua sotto?  90° a sinistra si apre un’ altra via in una grande frattura, disarrampichiamo per qualche metro poi vediamo un salto nel vuoto di circa 15 – 20 metri, stavolta abbiamo finito anche le longe e non é il caso di tirare giù massi fino a creare una scala. 
Dopo qualche minuto di sosta sbalorditiva ripartiamo in direzione c.b. Hilton facendo il rilievo di tutta la parte esplorata.
Alle 3:00 dopo aver cucinato e divorato mezzo kg di pasta al ragù mettiamo le ossa a riposo.
Poco prima delle 8:00 siamo di nuovo svegli e diretti alla sala delle gocce per disarmare il p70 e fare altri lavori, ma per alcuni imprevisti siamo costretti a fare dietrofront.
Approfittiamo quindi per ricontrollare alcune corde del magazzino e poi ci dirigiamo verso il 19°, ma il piacere non é ancora finito….
Una volta fuori troviamo Andrea Gobetti e alternandoci in racconti di tutti i colori  passiamo l’intera via del ritorno a rivivere la storia di questa grotta e l’operato degli ultimi mesi di Progetto ORCO, quando ad un certo punto Andrea mi da una scossa dicendomi “Salvatoreee mi fai venir voglia di tornare a esplorare il Fighiera! ”  
 
 
Subito dopo, Daniele e Marco mi raccontano telefonicamente quanto é stato fatto da loro nelle risalite:
 
La voglia di andare in grotta in questo 2020 è stata messa a dura prova…e ricominciare non è stato semplice…qualche uscita minima…un po’ di palestra di roccia…e la grotta??? La forma fisica è lontanissima dalla normalità e questo mi fa rinunciare a molte uscite proposte….ma il richiamo dell’ORCO è sempre più forte e dopo aver “saltato” l’ uscita di settembre decido di organizzare una squadra di solo pisani…..il GSPI si rimette in gioco…le previsioni meteo sono pessime, ma ormai ho deciso che il mio gruppo parteciperà e da buon presidente mi adopero per la riuscita della spedizione. Ci troviamo con Salvo alla marginetta…al momento non piove …ci cambiamo velocemente e saliamo al becco…arrivati alla galleria di -250 Salvo si avvia per recuperare dei materiali in zona P30 e noi con calma ci incamminiamo verso il nuovo mondo…io sono già stato qui, ma solo fino alla corda dei ciliegi…il” bianco” ci aspetta…un cunicolo di merda si prospetta davanti a noi… fango in corchia?? difficile da credere ma è proprio così…ancora una volta mi ricordo che il marrone non è il mio colore preferito…Ad un tratto tutto finisce…e ci affacciamo  su un pozzo maestoso …. l’ambiente è enorme e con difficoltà intravedo la base del pozzo….90,  100 metri mi separano dalla base,..scendiamo tutti e  qui ci dividiamo i compiti,.la squadra di Salvo continua verso il basso per proseguire  l’esplorazione mentre noi dobbiamo attrezzare due risalite… Andrea e Riccardo scendono ancora per 30 metri circa ed iniziano a lavorare ma la risalita finisce a 10-12 metri, in cima a un grosso blocco di detriti. Le pareti sono compatte e non lasciano nessuno spiraglio all’immaginazione. Sulla parete opposta alla risalita è possibile scendere di 4 metri, ma rimanendo comunque sulla frana, e l’unico altro passaggio è lungo la parete in cui si sviluppa il meandro, una spaccatura attiva con forte stillicidio e pareti taliglienti, che comunque scende per 4 metri circa, infilandosi nello stretto. Nessuna valida alternativa al meandro sottostante….smontano tutto e ci raggiungono. Nel frattempo Io, Giovanni e Daniele iniziamo una risalita verso un arrivo d’ acqua di notevoli dimensioni…decidiamo di risalire a sinistra,..forse il tratto è più lungo, ma decisamente più semplice… Daniele litiga con i multimonti e dopo molteplici incazzature facciamo la conta dei fix ed andiamo avanti fino al loro esaurimento….alla fine siamo risaliti per 25 metri…ancora 10 circa da armare,poi un po’ di libera e circa 20 per arrivare in cima…ma questa altezza già basta per vedere che la condotta promette…eccome sé promette…. riunitisi tutti alla base del pozzo, lentamente ci avviamo all’uscita, che sarà lunghissima…..la forma fisica è andata a farsi benedire……concludiamo la serata con le gambe sotto al tavolo, ma già la mente va al prossimo ORCO……Con un po’ di forma in più.
 
Marco Oppo. 
 
 
 
Il boato era riprodotto dall’ acqua.. Tanta acqua! Eppure gli attivi del Fighiera erano tutti a regimi abbastanza “bassi” (cosa che si é riconfermata anche sulla via del ritorno) invece li sembrava di essere al fondo.
 
Il Ramo degli Orchi ha raggiunto la quota di -520 del sistema Corchia  quindi -270 dalla “Grande galleria del Fighiera” (dove ne abbiamo aperto l’accesso) ed uno sviluppo complessivo di 435m
 
 
Partecipanti all’uscita:
Marco Oppo, Daniele Antonetti, Andrea Russino, Giovanni Bucarelli, Riccardo Moggia, Chiara Vannucci, Juri Montese, Ivan Ghiselli (il Maresciallo), Salvatore Iannelli. 
 
Saluti. 
 
Salvatore Iannelli.