9 maggio 2015 Speleologia e disabilità

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di Montomoli Lucia

Dal sito di Diversamente speleo (http://www.diversamentespeleo.org/):

Domenica 21 giugno l’Abruzzo, il Lazio e l’Italia Centrale si incontreranno per “Diversamente Speleo 2015” nelle spettacolari Grotte di Stiffe, in provincia dell’Aquila, immerse nella lussureggiante vegetazione del Parco Sirente-Velino (http://www.diversamentespeleo.org/contatti/).

Sabato 27 giugno alle ore 9.00 alla Grotta Re Tiberio, Borgo Rivola (RA), lo Speleo Club Forlì, in partnership con Speleopolis e con il supporto, collaborazione e il patrocinio di tanti amici, organizza DS Emilia-Romagna presso la Grotta di Re Tiberio. (https://www.facebook.com/events/1016315765052773/).

Partendo da qui mi riallaccio per raccontare l’incontro che nel mese di maggio la FST ha voluto fortemente organizzare su questo argomento. Anche se è passato quasi un mese e in molti potrebbero pensare che ormai è tardi per fare un resoconto di quello che è successo quel giorno, io penso sia invece un modo per dare un quadro più lucido possibile, lontano dagli entusiasmi o i dispiaceri del momento, con un’analisi reale  di quello che effettivamente sono le energie che la Federazione vuole e può mettere in campo in questo ambito.

Per dovere di cronaca riporto brevemente quali sono stati gli interventi proposti durante l’evento:

dalla Toscana i gruppi speleologici USC,  GSM e GSAL, mentre da fuori regione lo Speleoclub Forlì, il GS Padovano in collaborazione con l’associazione Equilibero, lo Speleoclub Orobico e lo Speleoclub Le Nottole da Bergamo. Per gli interventi tenuti da associazioni non speleologiche, ma che da anni portano avanti progetti di attività orientate verso il mondo della disabilità, erano presenti: Aqua Project di Firenze per la subacquea, la sezione CAI di Firenze con il progetto Montagnaterapia, l’Unione Ciechi di Firenze, l’Associazione Spazzavento di Vicopisano (PI). Da parte della FST è stata dedicata una sezione inerente l’argomento della responsabilità civile e penale di chi fa l’accompagnatore. Presente anche la Asl 10 di Firenze con Paolo Cerere che ha sottolineato come la speleologia, così come lo è già il progetto di Montagnaterapia, possa a sua volta divenire strumento utile per una riabilitazione terapeutica al servizio di persone con disabilità. Infine una testimonianza diretta è stata fornita da un atleta disabile. Un intervento a sorpresa è stato quello dello speleologo G. Mancini con la sua personale ed occasionale esperienza in Corchia insieme a suo nipote.

Il fine ultimo dell’incontro che la FST si era proposta è stato sicuramente raggiunto: raccontarsi varie realtà con livelli di esperienza diversi, che hanno fornito ai presenti gli strumenti adeguati per approcciarsi a questo tipo di attività con meno timore, imbarazzo e inadeguatezza, tutta e soltanto a carico di chi in questo mondo si ritiene abile.

Come FST ci siamo resi conto che alcuni gruppi grotte toscani si sono già avvicinati, con i loro modi, tempi e peculiarità, a questa realtà. Dovremmo poterci fare carico di fare rete e di unire le forze fra le varie persone a cui questo modo di fare speleologia sta a cuore e iniziare a tracciare una strada che dia la possibilità di raggiungere un obiettivo più organico e organizzato possibile; che, da un piano di puro e semplice slancio di solidarietà, si possa passare ad un progetto  che cresca e impari a camminare stabilmente nel tempo. Ecco perché un primo passo per radunare assieme le forze e far uscire dall’imbarazzo chi ancora non è riuscito a farlo (e poterci contare più numerosi di quelli che erano presenti il 9 di maggio) potrebbe essere quello di dare la propria disponibilità per ospitare in Toscana, il prossimo anno, un Week End con Diversamentespeleo, associazione speleologica nazionale nata già da qualche anno e che organizza uscite in grotta con disabili in varie regioni d’Italia.

Speriamo inoltre di rincontrarci fra un anno e scoprire che alcuni propositi che ci siamo dati a seguito di questa giornata si siano potuti realizzare.

Lucia Montomoli per  il CF della FST

PS: riporto qui sotto alcuni brevi considerazioni dell’autore di questo articolo. Tornando a casa la sera in macchina con Gianni D. mi sono ritrovata a fare questo commento: “Ma in fondo che differenza fa per noi speleo che siamo abituati ad organizzare corsi di primo livello? Che ne sappiamo se le persone che ci apprestiamo ad insegnarli ad andare in grotta sono poi così ABILI in tutto e per tutto come le apparenze del loro aspetto ci fanno credere? Non ci troviamo poi, durante il corso, a dover fronteggiare in alcuni casi le più svariate paure, (del vuoto, del buio, dell’isolamento con l’esterno, degli attrezzi e delle corde ecc ecc) e vari livelli di capacità di progressione? E già in quelle occasioni non ci viene spontaneo e disinvolto approcciarsi con queste cose e dare tutta la nostra disponibilità possibile nell’accompagnare queste persone? E allora non mi sembra che dedicare parte della nostra attività anche al mondo dei “diversamente abili” non sia niente di più e niente di meno di quello che già normalmente facciamo duranti i nostri corsi di avvicinamento alla speleologia”.

Ed un altro aspetto volevo sottolineare riportando una frase scritta da Adriano Menin del Gruppo Speleologico Padovano CAI che ha detto durante la sua relazione all’incontro del 9 maggio: “Cari amici, per essere uno che pratica la speleologia da 36 anni dovrei dire di avere una certa esperienza nell’accompagnare le persone in grotta (…) avendolo fatto innumerevoli volte. In realtà, se devo fare un bilancio, devo riconoscere di aver mancato, per gran parte della mia “carriera” e di essermi perso le occasioni forse migliori per far veramente qualcosa di significativo e importante nel campo della didattica e della divulgazione speleologica rivolta alla gente, A TUTTA LA GENTE” (n.d.r. abbiamo chiesto il permesso di poter pubblicare queste parole ad Adriano).

Ecco qua allora, è più semplice di quel che si creda, basta solo ricordarsi di essere aperti A TUTTA LA GENTE!