Una storia per caso

Written by Lucia. Posted in Attualità e Cronaca

di Mario Cecchi Unione Speleologica Pratese

Prefazione

La storia che vi racconterò, ha come tutte le storie un inizio ma, a differenza di altre, questa lascia molte delle sue pagine ancora bianche, disponibili per un finale che per ora appare lontano dall’essere raggiunto.Il Gigi-Squisio ha talmente tanti non-traguardi lasciati nel limbo che forse essi sono di poco inferiori solo al numero delle uscite che gli abbiamo dedicato in anni di esplorazioni lasciate incompiute. Non perché vi siano stati impedimenti morfologici o di altra natura, ma perché lo Squisio è un ristorante con talmente tanti piatti da assaggiare che riesce difficile terminare una portata senza che la curiosità di assaggiare quello che il menù propone di nuovo lasci finire quello che abbiamo nel piatto.

La scoperta del nuovo ingresso adesso fa si che si possa arrivare in una di quelle tante zone lasciate ad aspettare. Uno di quei piatti rimasti in attesa di continuare a gustarne il sapore finale, ma questa essendo (per molti di noi) lontana da altre mete più raggiungibili e altrettanto invitanti, è stata lasciata a freddare rimandandone l’epilogo per quei famosi periodi di vacche magre ciclicamente comuni nelle varie realtà speleologiche. Visto che (per fortuna) di queste vacche, noi un senè ma’viste, negli anni è successo che buttandosi sempre su nuove portate e finendone pochissime, siano aumentati anche i piatti lasciati a freddare con la conseguente crescita esponenziale del numero dei punti interrogativi lasciati in giro. Sono i 14 anni di esplorazioni così “omeopaticamente sconclusionate” che hanno però portato la grotta ad uno sviluppo di oltre dieci chilometri. Lo so può sembrar strano o esagerato ma la situazione è questa. Abbiamo gustato con immenso piacere piatti incredibili, grovigli di ambienti tra i più variegati e belli, abbiamo pietanze in serbo per noi (USP) e per chi verrà dopo… poi due ingressi, tutti e due nel cerchio del compasso (chi mi conosce sa bene di cosa parlo), cosa chiedere di più.

Conclusione: entrando dall’ingresso storico, per arrivare a quella “congiunzione”, si possono percorre due strade diverse. Una, la via che trovammo per prima, comporta un percorso di oltre un chilometro per arrivare sotto a quello nuovo che in linea d’aria dista dall’altro poco più di un centinaio di metri. L’altra strada, quella trovata successivamente, è relativamente più breve ma i due percorsi sono talmente complicati che la loro descrizione fatta ad un pubblico che non conosce bene la grotta risulterebbe talmente incasinata e di difficile lettura, che farlo scrivendo mi pare quasi impossibile se non addirittura inutile. Quindi seguendo la nostra consolidata e (più o meno) condivisa politica delle “porte aperte”, andateci pure, usate le nostre corde (tenendoci informati), girellate per i saloni e le gallerie, infognatevi in meandri angusti e bagnati ma, a meno che non abbiate preventivato per quella visita il sacco di tempo necessario per potervi (più o meno tranquillamente) perdere in quei dedali dallo sviluppo esponenziale, il consiglio degli USP è: astenetevi dal tentare “traversate” improvvisate. Il Gigi non è il solito Corchia che tutti frequentano, è un gigantesco mare di bivi, un vassoio di bucatini, occhio a ficcarvici dentro senza conoscerne le vie.

CKY

UNA STORIA PER CASO

Nascita, vita ,miraggi e miracoli di Mr. G alias lo Spluto

Ci imbattemmo per caso in questa buca per la prima volta nel Maggio 2006. Bella buca! Interessante! Ma non essendoci apparentemente nessuna circolazione d’aria la mettemmo, come spesso accade, nel cassetto delle tante cose da rivedere. Pazienza.

Inizio Aprile 2009, sfruttando il fatto che attraverso il respiro della montagna le buche si rendono visibili lasciando aperto un varco nella neve, girellando in zona Gigi/Squisio alla ricerca di buchettame vario fu il duo Bardazzi&Belli, sottostrada, vicino al letto del torrente Ventagio che quel varco circolare privo di neve intorno a quella buca lo videro…ma allora un po’ d’aria passa!

Verso la fine di quello stesso mese fu coraggiosamente intrapreso quel lavoro di scavo che si rivelò fin dall’inizio probabilmente assai lungo e faticoso.

Nel Maggio successivo, io, Giampa e Andrea, stavamo andando ad esplorare nel Gigi in zona Nazgul, in quel ramo che chiamammo Yahuu e prima di entrare andammo a “far visita” e a prendere le coordinate a quella buca per vedere come si posizionava rispetto alla planimetria del Gigi/Squisio. Il fatto che fosse completamente riempita di ciottoli e detriti di roccia sicuramente era un bel problema, ma il segnale che comunque l’aria passava faceva si che questa buca, magari intercettando il vicino Gigi, (la sala dell’Ovo in zona “Ostrika” sta proprio li sotto) o comunque dando accesso a zone lontane dalla storica e unica entrata, (distante in pianta 125m), potesse diventarne un nuovo ingresso, ci allettava assai.

Ora, è vero che sono passati otto anni da allora e otto anni di scavo sono veramente tanti ma andandoci con una media di 1/2 volte all’anno la cosa si ridimensiona decisamente. Comunque un occhiata al neo-ravaneto posto presso l’ingresso dà un’idea del lavoro svolto. La seconda (e determinante) sessione di scavo fu fatta proprio dagli scopritori; l’ infaticabile e risoluta ditta Bardazzi&Belli che fin dall’inizio diede prova di grande determinazione scavando e liberando un cunicolo che però finiva in un vicolo cieco. Ma i nostri eroi non si persero d’animo e spostandosi in una condotta parallela utilizzarono il primo per stiparci dentro il materiale tolto da quella che poi diverrà la via corretta. Come dire?… si fecero un gran mazzo ma la strada a quel punto era segnata.

Un grosso aiuto venne anche da Mr.G (Gigi Belli) che ci costruì un treppiedone con una carrucola per issare più agevolmente all’esterno i sassi tolti da dentro il cunicolo. Non fu certo un’impresa facile considerando che non c’erano solo sassi da togliere ma anche molti punti da allargare e anno dopo anno, scavo dopo scavo arrivammo comunque a svuotare e allargare una quarantina di metri di cunicolame vario fino ad una stanzetta. Li si presentavano due possibilità, un buchetto in basso che però fu abbandonato dopo vari tentativi falliti di renderlo percorribile, ed in alto, un camino di un paio di metri, strettissimo. L’aria più evidente però si dirigeva lassù. Concentrammo quindi i nostri sforzi in quella direzione.

Ci vollero altre uscite per avere ragione di quell’ennesimo intoppo ma una volta allargato il camino e risaliti fino ad un tratto più orizzontale ci trovammo con al lato, in discesa, una stretta fessura larga un metro ma non più alta di una decina di centimetri che ci fece crollare l’entusiasmo. Per i nostri mezzi quell’ostacolo diventava decisamente insuperabile. La verità probabilmente è anche, come dice un vecchio detto USPeleo, che – se uno la grotta se la dèe fare, meglio fàssela nell’orto di hasa, aimmeno l’è più vicina-

 Al nome della grotta messo a catasto (buca di Mr.G) ci venne aggiunto un.alias, Spluto.

Spluto perché: perché chiamasi Pluto le tute “Steimberg” da noi generalmente utilizzate ma visti i continui strappi e danni dovuti al penoso trascinarsi in quei budelli, decidemmo di dargli ironicamente quel nome.

Nel frattempo il sig.Gigi (Squisio) continuando a regalarci sorprese a non finire contribuì a farci sospendere lo scavo e gli sforzi esplorativi si diressero di nuovo tutti lì.

Ma il tempo passa e le idee ed i sogni assopiti o messi da parte si risvegliano e piano piano ricominciarono a circolare frasi del tipo:- Ma lo Spluto? – Icché si fa, s’abbandona? – Si, e si pole anche tornare, ma poi? A’quì budello di fessura icché gli si fa?- S’allarga a guardallafortefortetuttinsieme?-

Ci venne allora l’idea di “appaltare” i lavori a qualcun’ altro. Chissà probabilmente un gruppo più attrezzato il quale, senza il peso degli anni di quel penoso calvario, avrebbe potuto aver la voglia di darci una mano, magari con una bottarella o due di scavo aiutandoci ad aprire la strada per l’ignoto. Si resero disponibili i Lunensi, amici di vecchia data e abili scavoallargatori.

Fu così che nell’estate del 2015 con un paio di giornate di lavoro la fessura non fu più tale e superatala, continuando ad allargare in basso, aprirono un passaggio che dopo alcuni metri termina alla base di un pozzetto.

Si fermarono lì, (non so se per darci modo di gustarci l’agognata esplorazione, o perché anche loro si erano già rotti i marrons di quel vento freddo e dell’acqua gelida che fanno da compagni laggiù). Le notizie erano: sembra ci sia la possibilità di passare sia in alto sul pozzetto che in basso, ma è stretto, l’aria comunque va in quelle due direzioni.

Onore al merito, senza quel loro intervento mi sa tanto che avremmo sicuramente abbandonato.

Ironia del destino in quel periodo si ripetevano gli avvenimenti di dieci anni prima. Stessa condizione (velleità Splutiane & Gigesche), stesse zone in esplorazione, stesse persone. Anzi no, qualcuno e qualcosa di nuovo c’è sempre. (È la “pazzione” che per fortuna rimane uguale).

Anche in quell’occasione, come nel 2006, eravamo infatti impegnati in una nuova zona scoperta oltre lo Yahuu (rami di Guugle), ma il mistero dello Spluto ci chiamava. La voglia magari nicchiava, ma i morsi della curiosità ebbero la meglio (anche perché in fatto di posti di m anch’i’Guugle unn’i scherza!) e alcuni mesi dopo andammo a vedere quello che i nostri amici avevano combinato.

Urca!… Boia!… Bada’hi!… Ma come gl’avranno fatto!… Oh! Qui si ah a’bbéstia!…

Sie! se unn’allargaan lassù, co’i’ pipi he ci si tornaa! … Son stai de’ ganzi, de’ fenomeni… Azz… però che freddo hane!… Anche l’acqua diaccia!…Un ci sà a fà mancà nulla!

Insomma una vera cosa inaspettata.

La prima giornata di tentativi per andare oltre i loro traguardi però non diede grandi risultati e a parte la sorpresa dei lavori svolti e l’uscire semicongelati la situazione rimase pressoché invariata.

La volta successiva invece (ventisei dicembre), una volta espletati i doveri dovuti al giorno precedente notoriamente dedito al parentame, fu però possibile proseguire:

  1. Nel buchetto “…sia in alto sul pozzetto…”, alternando insieme ad Andrea, i materiali per lo scavo con quelli che lavoravano al piano di sotto, riuscimmo ad allargare quel tanto per farmici passare (nutrendo però dei seri dubbi sul rianda). Una volta oltre il buco, l’ambiente sia pur allargandosi (sic!) in varie direzioni, non sembra però offrire possibilità di sviluppi (ma penso andrebbe rivisto meglio, un po’ d’aria c’é). Il rianda con mia felice sorpresa non fu però difficile grazie al “socio” che smartellando me lo aveva reso più umano.
  2. In quello in basso, avanzando con fatica nella fessura, dopo averla superata a guazzo in una gelida pozza, il budello si biforca.

Sulla sinistra arrancando sdraiati tra lame e sassi, dopo pochi metri ci si alza finalmente in piedi in una saletta di generose dimensioni con annesso piccolo arrivo d’ acqua, ma il viaggio in quella direzione però pare terminar li.

Strisciando invece verso destra, dopo aver allegramente allargato un paio di punti, recuperiamo la posizione eretta in un’altra saletta che prosegue per un paio di metri meandriformementestrettastretta con buchetto terminale che però…wau! Sfonda nel buio!

Moreno, anche se non proprio il più smilzo, stendendosi masochisticamente nell’acqua che scorre sul pavimento riesce però ad avvicinarcisi e dal buco scorge un vuoto che finalmente dopo tanti ini, ino questo non sembra anzi! I sassi gettati cadono in quella che sembra una pozza, e dall’eco che sente, in un discreto ambiente. E vai!, Che sia la volta buona?

Anche se “in quì posto dì’mmenga”, spazio non ce né per contenere tutti quelli che risvegliati da un entusiasmo e una curiosità covata in anni di elucubrazioni e congetture avrebbero voluto esserci; alcuni di questi nel “dopobefana 2017”vanno.

Stronzi! Diranno chi non c’era.

Bischeri! Diranno chi invece c’era.

Come da consumato e solito copione (i primi) una volta usciti e arrivati a Castelnuovo, comodamente seduti davanti ad una pizza invece di raccontare subito gli eventi, si misero a fare i misteriosi centellinando sadicamente le notizie su ciò che accadde dilettandosi telefonicamente con amenità e cazzeggi vari lasciando (i secondi) per ore ed ore ad agognar risposte, vuoi perché “è tradizione far così”, vuoi perché, il mondo che gli si era aperto sotto quel buchetto si svelava così inaspettatamente grande che in effetti (come da consumato e solito copione) un po’ di suspense, ci può stare!

Alfine le sospirate notizie del dopobuco furono:

  1. Saltino di un cinquino di metri.
  2. Altro saltino in fessura da un’ottina di metri che sfonda in una forra orizzontale, dritta sparata per un quindicinaio di metri.
  3. Altro saltino di un altro cinquino di metri (P. del coccobrillo).
  4. Un terrazzottino.
  5. Primo pozzo vero di un ventino (minimo).
  6. Un riterrazzottino.
  7. Secondo pozzo vero…“l’esagerato”, e che secondo Paolo (i’Kapo), l’unico che vi si sia per ora affacciato e che non ha mai conosciuto il volto dell’ipotetico destino cui esso (il pozzo) era stato preposto, sotto il riterrazzottino, il pozzo sprofonda ancora (dice lui) per un’altra sessantina di metri, ma conoscendo il soggetto potrebbero essere pure fra i 20,30,40,50,60 o più, a seconda del freddo preso prima, dalla foga incamerata durante… o dall’età che avanza, sempre.

Quel tratto che ancora rimane misterioso sarà la sognata giunzione con la sala dell’Ovo di Squisioappartenenza, o la via per un altro abisso che va per cavoli suoi? Boh!

Adesso siamo a metà Gennaio ed il meteo pare si sia messo a far l’inverno a tempo pieno. Tenendo conto che da bravo ingresso basso lo Spluto regala, in estate aria fredda dall’interno e in inverno aria gelida dall’esterno, per tornarci sarà meglio aspettare climi più miti. Nel frattempo, mancando il rilievo di quelle misteriose chimere ci consoliamo trastullandoci con proiezioni basate su identikit descritti da persone più o meno affidabili, spostandole su rilievi più o meno precisi, più o meno declinati, più o meno posizionati, variamente quotati ecc. ecc, continuando a fare quello che sappiamo far meglio: sognare quello che vorremmo diventi reale. Come da sempre, come dal momento che siamo diventati “gruppo”.

Come nel “dopobefana 2003” quando nacque il Gigi, sognando aspetteremo il disgelo… o forse no? Boh!

Infatti, probabilmente spinti da un altro vecchio detto USPeleo che dice: tira più una corrente d’aria che…, senza aspettare i climi più miti, quel disgelo non fu atteso e con un glaciale blitz il duo Al-Fa (Alessio & Fabio), vanno comunque e aprendosi un varco tra concrezioni di ghiaccio che gli ostacolano il passaggio, raggiungono quella fantomatica verticale, la scendono per quaranta metri, e…

Ale! Boia dé!, gliè stao lo Spluto a fall’ovo!

Li sul fondo della sala infatti, tra le poche e anonime pietre spicca lui, il diverso, l’unico tondo in un mare di spigoli, rivelandoci dopo ben 8 anni, l’oscuro arcano.

Mistero svelato… Ma ora da quell’ovo icché nascerà?

Boh!

 

 

CKY rappresentante degli…

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