Mani che vedono

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a cura della Redazione online di Talp e del GSFiorentino

Antro del Corchia, Buca d’Eolo, uscita organizzata dal Gruppo Speleologico Fiorentino e dall’Unione Italiana Ciechi di Firenzenel mese di Dicembre 2013

In occasione dell’iniziativa Marco, uno dei partecipanti all’uscita, ha scritto una lettera che i non vedenti hanno fatto tradurre in braille ed hanno letto durante una cena (rigorosamente fatta al buio) presso la loro sede.

08/12/2013

Ci tengo a fermarmi un attimo per tentare di fissare nella mia memoria le sensazioni di una domenica speciale con gli amici del GSF e dell’Unione Italiana Ciechi perché senza di loro avrei continuato ad attraversare il Corchia senza vederlo. Non è la prima volta che insieme condividiamo esperienze importanti non necessariamente “speleologiche” in senso stretto. Mi fa piacere sentire l’intesa e la sintonia che ci unisce e porta a confrontarci in certe imprese nuove per tutti. E domenica è stato un momento che ha permesso a tutti nuovamente di metterci in gioco e di sperimentarci oltre che di fermarci un attimo, rallentare ed osservare il mondo con occhi nuovi.

 

Ringrazio per questo i nostri amici Silvia, Giusy, le due Sonie, Niccolò e Savino, una banda di intrepidi scatenati che non si fermano davanti a nulla e che non erano mai stati in grotta in veste di speleo. E’ bastato accompagnarli  all’ingresso della Buca di Eolo e loro ci hanno insegnato come si sente il mondo toccando, ascoltando, annusando… in una parola “vedendo”.

 

 

Il viaggio come sempre è iniziato al mercato di Novoli, dove con tre macchine, due bianche e una blu (ho imparato che i colori sono importanti anche per chi non li vede), cariche di zaini, sacchi gialli, caschi rossi e bastoncini bianchi, siamo partiti diretti verso Levigliani. Come una splendida carovana, “speleol-ogi” e “speleol-orbi”, affiatati al massimo e preceduti da Giacomo, mascotte del gruppo che sapeva la strada, ci siamo incamminati lungo la strada bianca di cava raccontandoci cosa avevamo intorno. Il calore del sole ci ha accompagnato lungo i tornanti verso Eolo. I nostri anziani ciceroni, Gianni Ledda e Mauro Bruni hanno completato lo scenario con le loro spiegazioni e i loro racconti sul Corchia. L’altissimo Nassini invece ha sfoderato la sua sconfinata cultura geologica (prima o poi la calcite ricoprirà il mondo!). Non nascondo che durante il viaggio mi domandavo come avremmo fatto a risalire il ravaneto, ma sentire gli altri carichi e grintosi ha sciolto ogni dubbio e ha dato una carica positiva anche a me che peraltro, col pretesto di aver dimenticato di esporre il permesso in macchina, ci ho tenuto a rifare il percorso due volte. La salita del ravaneto è stata fantastica, credo che non la dimenticherò mai. Arrivati a ingresso grotta la consapevolezza di vivere un’esperienza importante e la soddisfazione di aver raggiunto ognuno e tutti insieme un bel traguardo. E così Noemi ha fatto trionfalmente il suo primo ingresso in Corchia non solo in piena autonomia ma dando un grande contributo alla spedizione. All’ingresso di Eolo, Niccolò, scalpitava per entrare, mentre Savino non intendeva mollare il suo zainetto col panino. Silvia mi ha raccontato poi che entrare in grotta da quel passaggio stretto è stato come sentirsi inghiottire dalla terra, ho chiuso gli occhi e ho provato ad immaginare.

 

 

Dentro la grotta ci siamo “sdati” a raccontare ogni cosa che ci circondava, a sentirne la consistenza, a descriverne i colori, le forme, scoprendo particolari nuovi che non avevamo mai visto. Eleonora incitava ad arrampicarsi ovunque e i nuovi speleo si infilavano nei buchi più improbabili. Particolare è stato essere accompagnato da Giusy in un viaggio tattile emozionante, percorrendo insieme con le mani le concrezioni che scendevano lungo la parete della grotta. Non è semplice esprimere le emozioni provate domenica. Una bella giornata, di quelle che servono per ripartire meglio di prima con la soddisfazione di essere riusciti ad andare oltre.

 

 

Grazie a Eleonora, che ci ha creduto fino in fondo già dal primo momento. Ritorno a casa con un bel carico di entusiasmo e con la consapevolezza di far parte di un Gruppo di “Belli Dentro! …ovviamente scusandoci per il fuori”.

 

 

Marco