Cave e ambiente

Written by Lucia. Posted in Ambiente

Mancini Giuseppe, Gruppo Speleologico Pisano

Il 13 Settembre 2011 nella sede del GSPi si è riunita la FST.
L’ordine del giorno come al solito è ricco di argomenti, che via via vengono discussi.
Fra questi c’è quello dell’impatto ambientale delle cave. Sempre loro. Lo scontro fra gli interessi economici che girano attorno alle cave, fortissimi, e l’ambiente da salvaguardare sembra non avere pace, e il prezzo da pagare spesso è molto alto…
La speleologia e gli speleologi in qualche modo sono sempre stati coinvolti in questo scontro, in particolare la FST fin dall’inizio degli anni 90 con la “guerra”del Corchia. L’epilogo di quella vicenda lo conosciamo tutti: lo scheletro di una capanna sulla vetta, e una nuova grotta turistica.


Non ero a conoscenza della nuova riapertura della grotta CAVA TERZA che si apre all’interno di una cava. Questa grotta, tra l’altro, raggiunge una discreta profondità. Difficile credere che il proprietario della cava abbia sbancato il piano di calpestio per riaprirla a noi speleo, ma adesso in qualche modo, nuovamente, gli speleologi e la FST potrebbero, o dovrebbero, essere tirati in ballo. Il problema economico, l’abbiamo detto, va avanti come le ruspe. A noi rimane quello di cercare un compromesso sulla salvaguardia della cavità, ma soprattutto sul modo di sensibilizzare gli organi competenti su questa vicenda, nella speranza di evitare un’altra “guerra”.
Ma da quanti anni le cave e quante hanno comportamenti poco inclini al rispetto delle regole sull’ambiente?
Per quanto mi riguarda posso portare a conoscenza un fatto che all’epoca attirò l’attenzione.
Ad essere sinceri, tuttavia, non si tratta propriamente di una denuncia di “malcostume” di una cava. Ad ogni modo il racconto che segue è un semplice aneddoto di una…passeggiata.

Dall'archivio fotografico del GSPi.Era 1994. il GSPi viveva un periodo di prosperosa attività con ben due grotte da esplorare, e una di queste era il Watanka. Una domenica di inizio estate decidemmo di divagare sulle grotte preferendo un trekking. Con tutti i luoghi interessanti delle Apuane la scelta fu di recarci agli…ALBERGHI di Forno. Non ne sono sicuro, ma può darsi che una volta lasciate le auto alla fine della strada di Forno, invece di imboccare il sentiero 187 qualcuno suggerì di percorrere il canale di Cerignano, il quale non è altro che il parallelo di quello degli Alberghi. Questa scelta, evidentemente poi condivisa, non fosse altro che per la “novità”, si rivelò interessante. Dopo circa 30 minuti di cammino giungemmo nei pressi di una cava che si apriva alla nostra destra. Una cava abbastanza grande. Diciamo come se fosse un edificio di 4 piani, e anche abbastanza profonda. In altri momenti avremmo dato alla cava uno sguardo curioso e momentaneo, ma dal fondo di essa, cioè dall’alto, un forte ronzio generato da un motore attirava la nostra attenzione. Il nostro era un trekking tranquillo, senza mete da raggiungere in tempi stabiliti, e quindi cedemmo alla curiosità di “visitare” quella cava. Non sapevamo ancora cosa avremmo scoperto.
Giunti in cima alla cava per mezzo delle scalette appoggiate alle pareti, alla fine ci ritrovammo in una “stanza” di circa 5×5 m alta circa 4 m. Il ronzio del motore che avevamo sentito da fuori, man mano che ci si addentrava, diventò più forte. Successivamente lo vedemmo nella sua funzione e motivo: in un tubo veniva pompata acqua e poi sversata in un…buco! La sala terminale di taglio della cava aveva intercettato una…grotta! Facevano bella mostra di sè le due corrispondenze della frattura: una a terra e l’altra sul soffitto.
Chissà se il blocco, pensammo, era stato lasciato così com’era stato scoperto ed ora faceva bella mostra di sè in un museo! Nel contempo i nostri pensieri furono anche quelli da dove venisse quell’acqua, abbastanza limpida in quel momento, e a cosa servisse, ma soprattutto dove finisse e con quale “colore”.

Un buco trovato all'interno della cava, dall'archivio fotografico del GSPi.Devo ammettere che il nostro atteggiamento era più di curiosità che di sbigottita emozione per la situazione estrattiva. Con il senno di poi non voglio nemmeno far credere che né io né altri del gruppo avemmo pensieri su un possibile avvio di controllo e poi denuncia. Denuncia per cosa, poi! Ci limitammo infatti a scattare qualche foto e poi a continuare il nostro trekking.
Giungemmo a Case Carpano, scendemmo agli Alberghi dei cavatori per proseguire verso Forno nel canale degli Alberghi. Tutto qui. Alessio Bechini, all’epoca speleo-socio del GSPi, ebbe l’idea di scrivere una pagina per la rivista della FST. Lo scopo, lo si capisce leggendolo, era esclusivamente una simpatica ricostruzione della curiosa scoperta dentro quella cava.
Sono stato invogliato a riportare questo fatto ai lettori con il solo intento di sottolineare che il problema dell’impatto ambientale da parte dei cavatori e delle cave ha radici lontane. Probabilmente molto di più di quello raccontato da me, ammesso sempre che quella cava avesse comportamenti scorretti.
Non ho idee che possano suggerire azioni di contrasto nei confronti di soggetti dediti al non rispetto delle leggi. Mi limito ad aderire a chi ne ha e le possa attuare per sensibilizzare gli operatori di questo settore, sicuramente importante, ad una più opportuna modalità estrattiva, sicuro che questa sia una via percorribile. Il vantaggio di una pratica più rigorosa per l’ambiente non può che avere un tornaconto positivo, che, voglio immaginare, non inciderebbe profondamente sul bilancio delle aziende che operano sulle nostre montagne. Con il giusto approccio verrebbe recepito anche da loro, se esistessero ancora dei “distratti”.

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