BUCHE AL FERRO: ancora “miniera”?
Lucia Montomoli, Gruppo Speleologico Archeologico Livornese
Dati Catastali:
BUCHE AL FERRO T/LI 1206, località Valle delle Rozze, Castagneto Carducci, area carsica: monti di Campiglia Marittima
CTR: 305080 Elemento: Sassetta CGBEST: 1632060 CGBNORD 4774250
La grotta è dentro il SIC: IT5160008 (Monte Calvi di Campiglia Marittima)
Quota ingresso: 380 slm
Disl. neg.: 67 m, sviluppo spaziale, 400 m sviluppo planimetrico, 260 m estensione: 60 m
Morfologia pozzo Geologia: Calcare Massiccio Idrologia: cavità assorbente
Note: Cavità naturale oggetto di escavazione.
Anno accatastamento: 1993
Nel mese di settembre dello scorso anno, a seguito di una richiesta fatta da un neofita del nostro gruppo speleologico che abita nel comune di appartenenza di queste grotte, siamo andati a rivedere le Buche al Ferro. Uno dei due ragazzi interessati era da tantissimo tempo che desiderava potersi calare nella grotta in questione, ancor prima di fare il corso di primo livello con il GSAL (forse proprio questo gli avrà dato lo stimolo per iscriversi al nostro corso?!). Studia geologia, conosce bene il territorio ed era venuto a conoscenza della cavità spulciando fra i quaderni del Museo di Storia Naturale di Livorno, dove il nostro gruppo ne riportava notizia. Doveva essere un’uscita dove dare le prime nozioni d’armo ai nuovi allievi e fare qualche scatto fotografico.
L’ultima uscita alle buche risaliva alla fine degli anni novanta. Però una volta scesi e preso visione della grotta, ci troviamo di fronte ad un fatto spiacevolissimo: sia alla base degli ingressi, in concomitanza del primo grande salone a cielo aperto, che nella seconda sala posta dopo la prima serie di cunicoli che scendono fino alla profondità di circa 55 m, troviamo un vero e proprio cantiere abusivo per l’estrazione di minerali. Lo scopo dell’attività posta in atto è più che mai evidente: la rivendita dei minerali e dei cristalli portati via dalla grotta.
La cosa sembra messa su in grande scala, evidenti segni di estrazione fatti con i più svariati materiali (oltre a mazzetta e scalpello classici, lasciamo a voi immaginare di cosa altro si sono avvalsi…)e numerosi rifiuti di bottiglie di ogni genere, cassette in plastica e polistirolo, sacchi di carta e nailon, batterie in gran numero e di diverse dimensioni, scalpelli, fili elettrici e addirittura una scala in ferro, anche di un buon modello devo dire, per arrivare più in alto possibile.
Dunque le Buche al Ferro sono di nuovo state preso ad oggetto di cavità naturale dove poter estrarre dell’ottimo minerale, proprio come al tempo dei buon vecchi antenati etruschi? Allora, anche se non si può negare che scempio delle grotte forse lo facevano già a quei tempi, era di vitale importanza tirar fuori dalla terra materiali di prima necessità per l’economia e la vita sociale della comunità, ma nel 2012 lo si può giustificare, ben sapendo che lo scopo finale è tutt’altro che necessario e soprattutto fuori dalla legalità costituita? La risposta è ovvia: NO.
Non credo che i presunti scavatori di minerali desisteranno nel loro intento, ma per lo meno li indispettiremo un po’.
Vi terremo informati sugli aggiornamenti dei fatti.
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