Correva l’anno… di Trombino e Rosa

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Redazione della pagina online di Talp

TALP 47, dicembre 2013. Nella rubrica TalpMEMORIA la penna di Max Goldoni ricordava la figura di Trombino in un ultimo saluto affettuoso e nostalgico. Purtroppo questo autunno anche Rosa se n’è andata. Così come aveva detto a Max durante una visita che le aveva fatto dopo la morte di suo marito, Trombino è andata a prendersela per riportarla accanto a se.

Di seguito vi riportiamo un affettuoso ricordo degli anni in cui Trombino e Rosa sono stati a loro insaputa “… un involontario riferimento per la speleologia” che frequentava le Apuane.

Vi invitiamo a cogliere questo invito e apriamo questo spazio per raccogliere i vostri affettuosi ricordi di quegli anni, in cui tante volte il loro bar e la loro ospitale accoglienza ha dato asilo a tanti speleologi stanchi e infreddoliti di ritorno dalle loro esplorazioni in Valle di Arnetola e Carcaraia.

Potete scrivere a: redazione@speleotoscana.it

di Alberto: “Pochi anni prima feci la mia prima vacanza “seria”, con gli amici, in Irlanda e portandomi dietro quello che ritenevo allora indispensabile: Germozero! :-0 La mia vita, di li’ a poco, per fortuna, sarebbe ben presto cambiata con un corso di speleologia…

Durante il medesimo, sentii spesso parlare di questo Trombino in un chiaro e scuro che non mi fece ben realizzare, in astratto, di cosa si trattasse. Fu poi il momento di andarci ed utilizzarlo come punto d’appoggio. Quella volta, dapprima, mi parve singolare il fatto di dover parcheggiare all’ingresso del paese, al cimitero, perche’ la strada rotta, non ricordo se per frana o per lavori, impediva di raggiungere “il centro”; ma comunque ritenevo fuori dal mondo, o almeno, dal mio, il fatto che un paese fosse semi isolato, ma al contempo l’idea aveva qualcosa di romantico… cosi’ com’e’ stato il Trombino, un chiaro scuro tra orrore e romantico.

Le raccomandazioni dell’istruttore: vedrai cose che forse non capirai ma non fare domande! E se riesci, non fartene!

La colazione con i Baulini, la zuccheriera con grumi sospetti non utilizzata piu’ “da noi” da anni, il bigliardino, la pizza della Rosa che non riuscii mai ad assaggiare, il “topo da bar”, gli incontri e gli scambi di battute con i cavatori, l’insegna Speleopolis sul portone, la cabina del telefono, l’odore acre delle scale, i vari “ritrovamenti” lungo le stesse, il contrappeso che faceva chiudere la porta fatto con una bottiglia di plastica deformata dal carburo, la “stanza che respira” in cui bastava aprire violentemente la porta per veder muovere il soffitto, l’armadio che Busto usava come deposito come se la ritenesse una seconda casa, cosa che ora mi puo’ sembrare normale, ma che al momento per me non lo era affatto! Le reti d’elasticita’ piu’ da rete di protezione di un circo che da rete da letto, l’inviolabile stanza del Max, le piastrelle del bagno, proprio uguali a quelle del bagno di una casa dove avevo abitato fino a pochi anni prima, l’insensata posizione della tazza del wc, gli ospiti albanesi, le campane della chiesa, i vasi di fiori della signora di fronte: che venivano spostati secondo una logica oscura ogni domenica mattina; operazione che richiedeva ore.

Questi, in ordine sparso, sono alcuni dei ricordi che ho di quei luoghi e di quelle persone, ricordi che vorrei tenere sempre con me ma non solo per me.”