TALP 48 Giugno 2014,“Grotta dolce Grotta”: l’utilizzo delle grotte come sito riproduttivo

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Redazione della pagina online di Talp

Lunghi Enrico (Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Firenze, Unione Speleologica Calenzano, Naturaloasis) scrive un interessante articolo dove spiega come durante i suoi studi condotti tra il 2012 ed il 2014 abbia potuto notare come alcune specie animali che normalmente vengono considerate come “visitatori casuali” dell’ambiente grotta, ricerchino invece attivamente gli ambienti
sotterranei, addirittura come luogo per la loro riproduzione, a testimonianza che il loro legame con gli ambienti ipogei è molto più che qualcosa di superficiale e casuale (potete leggere l’articolo nella sua interezza sul TALP 48, pp 48-55).

In questo approfondimento vi diamo notizia di un interessante progetto che lo stesso autore dell’articolo sta portando avanti:“Progetto (geo)Salamandra”.

 di Enrico Lunghi

Il 2014 è stato nominato come “anno della salamandra” e non c’è scusa migliore per organizzare una ricerca sul nostro amato geotritone! Innanzi tutto mi presento: il mio nome è Enrico, ed oltre ad essere un membro dell’Unione Speleologica Calenzano, sono un laureando in Conservazione e Gestione della Natura presso l’Università degli Studi di Firenze. Mi sto occupando di biospeleologia e, più in particolare, di geotritoni da ormai 2 anni. Il progetto (geo)salamandra, organizzato tramite l’associazione Naturaloasis e patrocinato sia dalla Societas Herpetologica Italica che dalla Federazione Speleologica Toscana, ha come obiettivo quello di studiare la distribuzione dell’Hydromantes italicus e di H. ambrosii (comunemente chiamati geotritone italiano e geotritone d’ambrosii) all’interno del loro areale Toscano. Questo studio, oltre ad avere una valenza scientifica, andrà a contribuire alla realizzazione del nuovo Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia prodotto dalla Societas Herpetologica Italica (S.H.I.).

Il geotritone

Fig. 1. Geotritone femmina, foto di E. Lunghi.

Il geotritone (Fig. 1)è un particolare anfibio che ritroviamo frequentemente all’interno delle nostre grotte. La forma è quella tipica di una salamandra, ma le sue dimensioni non superano i 12 cm di lunghezza. È caratterizzato dall’avere 5 dita nelle zampe posteriori e 4 in quelle anteriori. La colorazione ventrale è vermicolata di bianco e nero, mentre la colorazione dorsale è più variabile: alternate a parti più scure, i geotritoni hanno colorazioni tendenti al rosso, al giallo o addirittura al verde (frequente nelle zone in cui le due specie ibridano). Talvolta si trovano individui il cui dorso è completamente colorato senza nessuna presenza di macchie scure: questa è la colorazione di tipo “gormani” (Fig. 2).

Fig. 2. Geotritone con colorazione “gormani”, foto di E. Lunghi.

Distinguere i maschi dalle femmine è molto semplice: i maschi sono caratterizzati da dei grossi denti sporgenti (Fig. 3) e da una “ghiandola mentoniera” posizionata sotto la gola. Le due specie sono molto simili e principalmente la loro distinzione viene fatta in base all’areale di distribuzione.

Fig. 3. Maschio di geotritone, foto di E. Lunghi.

Note ecologiche

Molte delle popolazioni di geotritone passano gran parte del loro tempo all’interno delle grotte, luoghi in cui trovano un microclima fresco ed umido adatto alle loro particolari esigenze. Una delle peculiarità di questi animali riguarda la loro respirazione: essendo privi di polmoni, gli scambi gassosi avvengono quasi esclusivamente a livello cutaneo. Per questo motivo è molto importante non toccare mai i geotritoni (e gli anfibi in generale) senza l’ausilio di un guanto: si rischia di disidratarli troppo e di compromettere la loro attività respiratoria.

Il progetto

Il progetto riguarda la segnalazione della presenza o dell’assenza dei geotritoni all’interno delle cavità esplorate (n.b. anche l’assenza è un dato importante!). Quello che viene richiesto è la compilazione di una semplicissima scheda da inviare per la raccolta dei dati e per la loro successiva elaborazione. Le voci riportate nella scheda riguardano: nome e provincia della grotta esplorata, la data, l’ora di entrata e di uscita dalla grotta, il numero di persone che hanno effettuato l’esplorazione ed una stima, sia del numero totale di geotritoni avvistati, che della distanza maggiore in cui sono stati trovati. Per distanza viene intesa la profondità, espressa in metri, dall’ingresso della grotta fino al punto in cui è stato avvistato l’ultimo geotritone: è indifferente se lo sviluppo è in orizzontale o in verticale. In aggiunta, potrete inserire tutte le note che vi sembrano possano essere utili (ad esempio la tipologia della grotta, altri animali avvistati, ecc…): più informazioni inviate più completa sarà la vostra segnalazione. Una delle aggiunte particolarmente gradite alle segnalazioni, sono le fotografie: se ne avete l’opportunità, scattate una foto al geotritone e allegatela alla scheda, così da implementare notevolmente il vostro contributo nel riconoscimento.

La durata dell’attività di monitoraggio sarà di almeno due anni, in modo da ottenere più dati possibili sulle popolazioni toscane di geotritoni. I dati ottenuti, oltre a contribuire alla compilazione dell’atlante dell’S.H.I., verranno utilizzati per una pubblicazione scientifica, per la quale il contributo di tutti gli speleo toscani risulterà fondamentale!

Perché questo progetto è importante? I geotritoni sono delle specie molto delicate ed alcune di esse sono già state considerate potenzialmente a rischio d’estinzione dall’I.U.C.N. (International Union for Conservation of Nature). Definire lo stato delle popolazioni, la distribuzione ed il loro numero, sono tutte informazioni utili per contribuire a salvaguardare queste specie che risiedono esclusivamente nel nostro paese. Se non siamo noi i primi ad essere orgogliosi ed interessati a voler tutelare una specie caratteristica del nostro paese, chi dovrebbe farlo?

Come partecipare

Sul sito della F:S.T. trovate un’apposita sezione da cui poter scaricare la scheda da compilare e in cui è presente l’indirizzo di posta elettronica a cui inviarla. Vi invito a partecipare fin da subito senza indugi: prima iniziamo, più dati raccogliamo, più bello ed efficace sarà il risultato ottenuto. A questo punto non mi resta che augurarvi di fare delle buone esplorazioni, ricordandovi che il vostro contributo, seppur minimo, sarà di estrema importanza per tutelare e salvaguardare il nostro piccolo compagno di avventure. Buon lavoro!

Chi fosse interessato a  ricevere Talp, rivista della Federazione Speleologica Toscana, può visitarne il sito  www.speleotoscana.it  dove troverà tutte le indicazioni per abbonarsi o ricevere specifiche edizioni.