Relazione Commissione Ambiente 2022

Il 2022, come già gli anni precedenti, è stato caratterizzato da numerosi sopralluoghi presso varie cave in cui insistono ingressi di cavità presenti a Catasto, ma anche di cavità sconosciute.

Ne viene riportato l’elenco, suddividendo gli interventi per cava interessata.

Cava Rigo – Abisso Tripitaka 1024 T/LU

Il 5 febbraio alcuni volontari del GSAL e del CF hanno eseguito un sopralluogo in Cava Rigo, Arni per rilevare e successivamente accatastare una nuova cavità, che si apre sopra l’Abisso Tripitaka: Buca presso Tripitaka 2363 T/LU.

Buca presso Tripitaka

Il 7 maggio volontari del GSAA, del GS Speolo, del GSAL e del CF hanno eseguito un sopralluogo per conto del Carabinieri Forestale, con lo scopo di posizionare correttamente una cavità intercettata durante i lavori di riattivazione della cava nel 2019, non segnalata alle autorità competenti e cementata. Tale cavità è stata successivamente oggetto di intervento della magistratura, con provvedimento P.P. RGNR 285/2022: nella foto che segue le frecce rosse indicano la cavità cementata, mentre le frecce verdi indicano l’ingresso del Tripitaka.

Veduta aerea cava Rigo, con cavità cementata nel 2019

Il 16 giugno volontari del GSAA, del GSPT e del CF, con i Carabinieri Forestale, hanno eseguito un sopralluogo per perlustrare due cavità presenti sui vari piani di coltivazione e non segnalate dai cavatori. Scopo del sopralluogo era quello di verificarne le dimensioni, l’eventuale comunicazione di queste con quella cementata a giugno 2019 e quantificare il danno derivante dal tombamento della stessa nell’ambito delle attività di indagine di cui al P.P. RGNR 285/2022.

Veduta aerea cava Rigo con Buca presso Tripitaka e fessura soffiante ostruita

Il 26 novembre scorso è stata eseguita la prova di tracciamento delle acque dell’Abisso Tripitaka, ad opera della Commissione scientifica federale. Durante le operazioni è stata rilevata la presenza di una cospicua quantità di marmettola alla base del P52: già notata durante frequentazioni precedenti, in quell’occasione i volontari si sono resi conto dell’incremento del deposito e lo hanno documentato. La documentazione raccolta è stata utilizzata per fare la segnalazione a Carabinieri Forestale, Parco Apuane, Regione ed Arpat con ns. lettera Prot. n° 31-LT-2022-U del 27/12/2022. A seguito di tale segnalazione il Parco

delle Apuane ha emesso l’Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 2 del 19/01/2023. Per verifiche ed approfondimenti di indagine, è previsto un nuovo sopralluogo con CC Forestale ed Arpat.

Accumulo di marmettola alla base del P52 Abisso Tripitaka

Cava Piastraio Piastriccioni, Levigliani (LU)

Il 12 febbraio alcuni volontari della Federazione, soci del Gruppo Pisano CAI e del Gruppo di Livorno, in presenza dei Carabinieri Forestale della stazione di Stazzema e dei guardiaparco del Parco delle Apuane e da rappresentanti della Cooperativa Condomini di Levigliani sono entrati nella cavità carsica posta al livello 3 della cava, intercettata durante i tagli di coltivazione e celata celata con blocchi di marmo che per l’occasione sono stati spostati per permettere l’accesso. La cavità si presenta come un pozzo di sezione ellittica di dimensione approssimative di: profondità 48 metri, diametro minore 7 metri, diametro maggiore 11 metri. Il resoconto della giornata è stato dettagliatamente relazionato tramite ns. lettera Prot. n° 04-LT-2022-U del 5/3/2022, a cui è seguita Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 4 del 4/3/2022 del Parco Apuane: era però necessario un ulteriore sopralluogo per esplorare e rilevare la cavità nel suo complesso, al fine di un suo accatastamento e protezione.

Pozzo intercettato al 3° livello cava Piastraio

Domenica 11 settembre alcuni volontari della Federazione, appartenenti al Gruppo di Massa e di Livorno, col permesso dei cavatori, si sono recati presso il 3° livello della cava per terminare alcune attività iniziate a febbraio. In particolare è stata risalita la sommità del pozzo intercettato dalla cava per circa 30 m. Ne è stato inoltre perlustrato attentamente il fondo, che si immette in un meandro e termina sul soffitto del 1° livello della cava, là dove in passato era stato intercettato e tagliato un pozzo ascendente. La cavità carsica quindi collega i due livelli o, se vogliamo, la cava ha intercettato la cavità sia al 1° che al 3° livello.

Pozzo intercettato al 1° livello cava Piastraio e tamponatura

Viste le dimensioni, è alquanto improbabile che questa cavità termini a soffitto del 1° livello: potrebbe infatti proseguire dietro alla tamponatura che si trova sulla parete adiacente al pozzo intercettato. La FST ha chiesto la rimozione degli ostacoli che impediscono l’esplorazione, la quale potrebbe provare il collegamento con rami conosciuti dell’Antro del Corchia. La FST ha chiesto inoltre che il Pozzo livello III di cava Piastraio-Piastriccioni, che è stato censito al n. 2386 T/LU del Catasto Grotte, venga opportunamente protetto. In primavera è previsto ulteriore sopralluogo per chiarire la rilevanza di alcune cavità segnalate dalla Federazione durante i sopralluoghi riportati e precedenti e i provvedimenti a loro protezione.

Cava Colubraia – Buca dei Francesi 1048 T/LU

È in corso la conferenza dei servizi per la riattivazione di cava Colubraia, Vagli Sotto (LU), per la quale la Federazione ha inviato al Parco delle Apuane le proprie osservazioni con lettera Prot. n° 23-LT-2022-U del 19/10, il cui contenuto viene riportato di seguito.

  1. Nella relazione le estensioni e i dislivelli per buca dei francesi non sono aggiornate, alleghiamo i valori aggiornati che sono consultabili sul catasto regionale ma anche sul rilievo allegato allaTAV12.

Dislivello: Positivo: 28 m Negativo: 600 m Totale: 628 m

Sviluppo: Spaziale: 1250 m Planimetrico: 850 m Estensione: 360 m

  1. Relazione_Colubraia_definitiva, Paragrafo 6.1, pag 34: “affidamento incarico ad espertospeleologo e a geologo per la valutazione delle caratteristiche effettive, sia sotto il profilodell’eventuale interesse speleologico della cavità, che di quello idrogeologico;” si suggerisce unsopralluogo congiunto con la FST, come da protocollo d’intesa tra il Parco Regionale delle Alpi Apuane e la Federazione Speleologica Toscana per lo sviluppo di attività di tutela e valorizzazione

delle cavità e forme carsiche delle Alpi Apuane, con particolare riguardo a quelle presenti all’interno delle aree contigue di cava.

“Nel secondo caso (cavità palesemente priva di interesse speleologico e idrogeologico), saranno adottate le seguenti procedure: realizzazione di una barriera perimetrale in materiale fine a bassa permeabilità che impedisca il recapito all’interno della cavità, anche accidentale, delle acque utilizzate per i tagli al monte, in associazione, oppure in alternativa, si può operare una sigillatura della cavità con idonei materiali (per es. cementazione con materiali elastici o con tendenza ad espandersi).” La definizione di cavità priva di interesse speleologico dovrebbe essere fatta da persona con competenze speleologiche in collaborazione col Parco come la FST.

  1. Nel paragrafo 9 da pag. 39 in poi, si afferma che:

“Come è possibile osservare la differenza di quota tra la cavità carsica in esame ed i sotterranei esistenti e quelli di progetto risulta essere sempre molto significativa, per esempio, in corrispondenza della zona di attacco dell’ampliamento della galleria Nord, tra il piano della galleria (1143,70 m slm) e la Buca dei Francesi (996 m slm) ci sono oltre 147 metri di differenza di quota.

È evidente che tale distanza garantisce che la coltivazione non inciderà mai direttamente sulla Buca dei Francesi.”

Si fa presente che i rami ascendenti di Buca dei Francesi, visibili nel rilievo, raggiungono quota 1163 m slm e sono a pochissimi metri dagli ambienti già esistenti della galleria Sud.

La quota piazzale della galleria Sud attuale risulta essere 1150.85m slm, inoltre, come si evince dal rilievo le zone della grotta adiacenti alla galleria si articolano in varie condotte e ambienti, alcune delle quali ancora da esplorare, che si dirigono verso la galleria in progetto. Si prega di porre attenzione ad eventuali fratture in quelle zone e di provvedere immediatamente alle segnalazioni del caso.

  1. Si segnala che varie zone della grotta sono state interessate da cospicui depositi di marmettola e sono tuttora presenti. Nei periodi di lavorazione, transitando all’interno della grotta, era molto chiaro l’apporto giornaliero, se non orario, di nuovi accumuli.

La Buca dei Francesi è una cavità assorbente a regime perenne e presenta un torrente interno percorribile fino ai 535 m slm dove, ormai prossimo al livello di base dell’acquifero della zona, si infiltra tra le rocce portando con sé tutto quello che ha preso in carico nel suo percorso. La grotta in questione perciò è un veicolo eccezionale per ogni tipo di deposito antropico o naturale che si infiltri nel sottosuolo.

Facciamo presente che dalla ripresa delle attività estrattive nel bacino estrattivo di Colubraia, nel periodo 2013-2015, fu già segnalata al Sindaco di Vagli, da parte dei Gruppi speleologici Livornese e Lucchese, la presenza di marmettola all’interno della grotta, presenza rilevata in modo cospicuo sino all’ultimo periodo delle lavorazioni qui esercitate.

Più precisamente nel 2015 i Gruppi speleologici Livornese e Lucchese proposero al Sindaco di Vagli l’istituzione di un tavolo tecnico con le parti interessate, cui seguirono alcuni incontri e sopralluoghi. Infine, nel 2016, con una PEC cui non è stata data risposta, segnalarono nuovamente il perdurare della presenza di marmettola richiedendo un intervento risolutivo ed offrendo la propria competenza speleologica per attivare un monitoraggio interno.

Dall’ultima sospensione dei lavori in cava, il problema non è rientrato. Sono presenti in vari tratti di grotta degli accumuli di marmettola ormai pressoché cementata che vanno ad occludere le porosità e le fratture della grotta e di conseguenza, presumibilmente, dell’acquifero sino alla sorgente del Fiume Frigido.

È bene ricordare che la presenza di una cavità carsica amplifica il grado di permeabilità dell’ammasso roccioso carbonatico all’interno del quale si trova, che come noto è caratterizzato da una permeabilità secondaria per fratturazione e carsismo. Gli ambienti sotterranei della Buca dei Francesi (pozzi, meandri, sale, gallerie) ad oggi conosciuti incrementano pertanto la permeabilità secondaria e la vulnerabilità dell’acquifero carsico di quest’area. Di conseguenza, oltre alla tutela

in senso stretto della cavità carsica come ecosistema, la mitigazione dei rischi legati alla coltivazione di Cava Colubraia deve tenere assolutamente presente l’elevata permeabilità per fratturazione e

carsismo attestata in questo settore dalle esplorazioni speleologiche.

Deposito essiccato

Ad integrazione delle osservazioni inviate lo scorso ottobre, è stata inviata alla Regione, Parco delle Apuane, Arpat e Azienda USL una relazione sugli “Effetti e diffusione della marmettola negli acquiferi carsici”, che segue.

L’assetto idrogeologico delle Alpi Apuane è fortemente condizionato dalla natura carbonatica delle rocce affioranti. La particolare conformazione tettonica e la permeabilità per fratturazione e carsismo che caratterizza questi tipi di rocce, unita all’elevata piovosità che contraddistingue questa catena montuosa, hanno permesso lo sviluppo di estesi fenomeni carsici superficiali e sotterranei e la conseguente formazione di una rete di condotte che smaltiscono le acque d’infiltrazione convogliandole rapidamente verso le sorgenti.

La maggior parte delle sorgenti Apuane drenano proprio questi acquiferi carsici e forniscono acqua potabile agli abitanti delle zone limitrofe.

Gran parte degli acquiferi apuani sono costituiti, nella porzione più superficiale, da un network di fratture che, assieme ad un carsismo diffuso, conferiscono all’ammasso roccioso un coefficiente di infiltrazione che può raggiungere il 75% delle precipitazioni.

Mappa 3D delle prove di tracciamento delle acque carsiche FST

Le acque di infiltrazione vanno ad alimentare i torrenti interni alle cavità, che scorrono fino alla zona satura dell’acquifero portando con sé tutto ciò che hanno preso in carico durante il percorso. Questa caratteristica rende le fessure superficiali prima e le grotte poi delle vie di trasporto per ogni tipo di materiale antropico o naturale che sia preso in carico dalle acque che s’infiltrano nel sottosuolo sia in soluzione che in sospensione.

Quest’ultimo aspetto è quello che rende tutti gli acquiferi carbonatici, permeabili per fratturazione e carsismo, estremamente vulnerabili in relazione alle attività che si svolgono nelle aree di alimentazione.

È bene tenere a mente che i processi carsici interessano un ammasso roccioso carbonatico sia in zone superficiali che profonde. La presenza di cavità sotterranee in queste rocce è diffusa indipendentemente dal fatto che esse intercettino o meno la superficie topografica e/o che i loro ingressi siano conosciuti e transitabili dall’uomo.

Gli ambienti sotterranei ad oggi censiti, quelli ancora inesplorati e le fratture più o meno evidenti incrementano drasticamente la permeabilità secondaria dell’ammasso roccioso e di conseguenza la vulnerabilità dell’acquifero.

Oltre alla tutela in senso stretto delle cavità carsiche come ecosistemi e geositi, la mitigazione dei rischi legati alla coltivazione nelle cave apuane deve tenere assolutamente presente e sotto controllo le zone fratturate.

L’attività estrattiva è di grande impatto nel territorio apuano che al 2007 era interessato da più di 140 cave attive con produzione totale di circa 1.200.000 ton/anno di marmo (Carmignani et al. 2007) e che ai censimenti del 2016 risultavano già essere 170 (da Allegato F – Progetto Speciale Cave, Direttive ARPAT 2017, allegate alla Delibera di Giunta Regionale Toscana n.1420 del 27-12- 2016). Negli ultimi anni sono state aperte o riattivate numerose cave e si è assistito all’affinamento delle tecniche di coltivazione con delle modifiche non solo alla quantità di materiale asportato ma anche al tipo di deposito associato. I residui dei tagli di cava sono costituiti in buona parte una polvere di marmo molto fine denominata “marmettola”, che si infiltra facilmente con le acque meteoriche e di ruscellamento nel sottosuolo e che è quindi in grado di disperdersi negli acquiferi sottostanti. Questa situazione è particolarmente critica in questo tipo di ambiente a causa dell’assenza di ritenzione degli inquinanti nelle zone insature e per l’alta conduttività idraulica delle porzioni sature dell’acquifero. I depositi fini e la marmettola sono, per questo motivo, facilmente mobilizzati dalle acque piovane e dispersi nel sistema carsico sotterraneo.

Gli effetti di una contaminazione fisica di questo tipo, oltre che l’ovvio deterioramento della qualità dell’acqua destinata al consumo umano, non sono ancora noti nel dettaglio e sono oggetto di studi negli ultimi anni. È plausibile aspettarsi che nel tempo la marmettola abbia potenzialmente ridotto la porosità secondaria degli ammassi rocciosi ed occluso parte dei condotti carsici, cambiando l’idrodinamica degli acquiferi e modificando e riducendo la loro capacità di immagazzinare acque.

L’occlusione dei condotti può inoltre incrementare il rischio idraulico a valle di sorgenti e risorgenti a causa di repentine rimozioni del sedimento che concorrono ad incrementare in modo improvviso le portate torrentizie.

Dal punto di vista biologico, la marmettola ha notevoli capacità di deterioramento degli habitat in quanto tende ad occludere le microfessure popolate dalla fauna troglobia, crea dei depositi con forma e granulometria ostili agli organismi che vivono nei sedimenti naturali, impermeabilizza il letto dei collettori ipogei ed aumenta la velocità di scorrimento delle acque rendendo impossibile il proliferare della vita.

L’acqua che viene utilizzata durante l’escavazione e che si disperde sul piano di cava, anche se regimata a dovere, viene in parte assorbita dalla roccia fessurata e finisce nel sottosuolo portando con sé tutte le polveri prodotte dai tagli.

Sigillare le fratture sul piano di cava è una indicazione contenuta nel documento PR15 del Piano Regionale Cave (Scheda 10) redatto ai sensi della LR35/2015. Questa consueta prescrizione è doverosa ed in parte facile, impossibile risulta però essere l’impermeabilizzazione delle fratture durante l’avanzamento dei fronti di cava.

Per questi motivi una lavorazione a ciclo chiuso è pressoché utopica ed è inevitabile una certa perdita di acqua e polveri nel sottosuolo che sono così destinate a raggiungere la falda.

Per quanto esposto nei paragrafi precedenti, è evidente che non basta allontanare dai piazzali di cava le acque di lavorazione e le acque piovane. Una corretta gestione e trattamento degli scarichi e dei conseguenti fanghi è sicuramente importante ma, per le caratteristiche intrinseche di questo tipo di ammassi rocciosi, non scongiura del tutto una contaminazione da marmettola nelle falde acquifere.

Marmettola sul fondo di un meandro presso la Buca dei Francesi. La grotta si sviluppa al di sotto della Cava Colubraia nel comune di Vagli Sotto, Lucca. È possibile notare come la polvere di marmo tenda a livellare il fondo riempiendo le fratture e gli spazi tra i clasti.

Depositi di marmettola presso il fiume Vidal, collettore interno dell’Antro del Corchia, Stazzema, Lucca. (da Antro del Corchia-1997-2017-20 anni di monitoraggio e ricerche-ARPAT-Mantelli F. et al.-2021)

Depositi di marmettola alla base del P.52 nell’AbissoTripitaka. La grotta si sviluppa al di sotto della Cava Rigo ad Arni, Lucca

Cava Borra Larga-sorgente del Muglione

Il CF ha recentemente preso accordi coi cavatori della cava Borra Larga, Levigliani (LU), per il monitoraggio della sorgente del Muglione. Tale monitoraggio è stato richiesto da ARPAT durante la conferenza dei servizi istituita in seguito alla richiesta dei cavatori di abbassare il piano di coltivazione di una bancata e giustificata dal fatto che le prove di tracciamento delle acque del Pozzo del Pendolo (Corchia) hanno rilevato valori positivi proprio alla sorgente del Muglione.

Il 12 febbraio quindi sono state installate le sonde multiparametriche alla sorgente ed è stato avviato il programma di monitoraggio, che prevede un periodo di rilevazione valori della torbidità di un paio di settimane a cava ferma ed un periodo “lungo” di rilevazione valori della torbidità a cava attiva.

Da questo progetto la Federazione otterrà dai cavatori nuove sonde.

Cava Carcaraia-Abisso Cann’abiss

Nel pomeriggio di giovedì 21 luglio alcuni volontari del GS Livornese e del CF si sono ritrovati in Cava Carcaraia con i cavatori, presente anche il geologo Brunello Forfori, per verificare se l’ingresso di cavità carsica aperto a seguito della rimozione del detrito accumulato nella Dolina Nord fosse un accesso all’Abisso Cannabiss (T/LU 1573).

In programma c’era anche il collaudo delle ferrate istallate dalla Vertical Services per il raggiungimento della Grotta Bailame (T/LU 1464) e della Buca Belfagor (T/LU 890). All’interno della cavità di cui sopra è stato sceso un salto di circa 10 m e ci si è fermati su una fessura troppo stretta per essere superata.

Una abbondante corrente di aria fredda in uscita fa presumere si tratti di un ramo dell’Abisso Cann’abiss, ma non quello utilizzato dagli esploratori durante la loro discesa: non sono stati rinvenuti armi o materiale speleo o impronte.

È stata collaudata la ferrata che conduce all’ingresso della Buca Belfagor, rilevando che le passerelle sono troppo distanti dal cavo di acciaio a cui ci si assicura.

Per mancanza di tempo non è stata collaudata la ferrata che conduce alla Grotta Bailame. Attività future:

  • proteggere adeguatamente l’ingresso della cavità carsica aperta, che a tutti gli effetti possiamo ritenere parte dell’Abisso Cann’abiss;
  • proseguire l’asportazione del detrito accumulato all’interno della Dolina Nord per verificare la presenza di altri ingressi all’Abisso, più accessibili rispetto a quello rinvenuto;
  • ottenere dal geologo Forfori la planimetria aggiornata della Cava Bassa, sulla quale posizionare la pianta del Cann’abiss, al fine di individuare i punti della grotta più vicini all’esterno, ingresso compreso;
  • avvicinare la passerella al cavo della ferrata che conduce alla Buca Belfagor, per renderla più comoda e sicura;
  • collaudare la ferrata che conduce alla Grotta Bailame.

Ingresso del Cannabiss aperto nel luglio 2022 e oggetto del sopralluogo

Passerella e cavo d’acciaio istallati lungo la ferrata che porta all’ingresso della Buca Belfagor

Il 6 settembre è stato ripetuto un sopralluogo in cava per verificare se e come i lavori di riapertura dell’ingresso dell’Abisso Cann’abiss fossero avanzati. I volontari della FST hanno potuto costatare che l’attività di asportazione del detrito circostante all’ingresso ispezionato durante il sopralluogo precedente vada a rilento, ma hanno rinvenuto tracce del passaggio degli speleo in quella zona. Infatti è comparso un Fix, utilizzato per la progressione, e questo fa ben sperare.

In primavera si dovrà tornare in cava.

In azzurro l’area in cui si apre l’ingresso del Cann’abiss, in rosa il punto in cui è stato rinvenuto il Fix

Attività future

Durante la primavera 2023 sono già in programma sopralluoghi nelle seguenti cave:

  1. Rigo, per Tripitaka
  2. Piastraio, per cavità intercettate
  3. Carcaraia, per Cann’abiss

Per la Commissione ambiente

Nadia Ricci