Relazione Commissione Ambiente anno 2024

RELAZIONE ATTIVITÀ COMMISSIONE AMBIENTE ANNO 2024

Le principali attività che hanno coinvolto i volontari della Commissione ambiente, quindi il CF e coloro che partecipano ai sopralluoghi in cava in collaborazione col Parco delle Alpi Apuane, sono state le seguenti:

  • sopralluogo in Cava Piastramarina

  • sopralluogo in Cava Bassa Carcaraia

  • sopralluogo presso Sorgente Pollaccia

  • sopralluogo in Cava Borra Larga e attività di monitoraggio presso Sorgente Muglione

  • sopralluogo in Cava Campo dell’Indo

  • sopralluogo in Cava Cervaiole

È stata inviata la seguente segnalazione:

  • segnalazione riguardante l’Abisso Tripitaka e Cava Rigo

Sono state infine presentate le seguenti osservazioni:

  • osservazioni al PABE del Canale delle Gobbie

  • osservazioni al Piano di coltivazione di Cava Rocchetta

  • contributo al Piano di Tutela delle Acque della Regione Toscana

È stato presentato al Comune di Monte Argentario il progetto di tutela e valorizzazione della Grotta Punta degli stretti.

Cava Piastramarina

Sabato 11 maggio u.s. alcuni volontari della Federazione Speleologica Toscana aps, con i guardiaparco del Parco delle Alpi Apuane, si sono recati presso Cava Piastramarina, Passo della Focolaccia, Comune di Minucciano (LU) e Comune di Massa (MS) per eseguire un sopralluogo, finalizzato a verificare la rilevanza delle seguenti cavità carsiche:

    • Buca del Lavello, 609 T/MS

    • Buca Seconda della Cava della Focolaccia, 1512 T/LU

    • Buca Non Solo Nero, 1193 T/MS

    • Buca C17 di Carcaraia, 931 T/LU

 

La Buca del Lavello, allo stato attuale, non può essere perlustrata né verificata, in quanto è stata cementata, si presume con lo scopo di evitare il drenaggio dell’acqua di scorrimento superficiale da parte della stessa cavità e canalizzarla invece all’interno della cisterna della cava che si trova nelle immediate vicinanze.

FST ha richiesto che venga rimossa quanto prima possibile la copertura in cemento, per consentire la perlustrazione richiesta della cavità carsica e valutarne la rilevanza, nonché lo stato di conservazione.

 

La Buca Seconda della Cava della Focolaccia è stata oggetto in passato di tagli di attività di escavazione, che hanno capitozzato la parte iniziale della cavità, come si può vedere dall’immagine a lato.

Attualmente si tratta di un pozzo a cielo aperto di 14 m, alla cui base è stato scaricato detrito (e rifiuti) durante l’attività di escavazione. Sul lato nord della base del pozzo è ben visibile una prosecuzione in meandro purtroppo non percorribile a causa delle dimensioni ridotte e della presenza di detrito accumulato, ma comunque capace di drenare l’acqua che viene raccolta dalla cavità.

FST considera rilevante questa cavità carsica e chiede che venga tutelata.

Anche la Buca Non Solo Nero ha subito nel tempo il taglio dell’ingresso naturale ed oggi si apre alla base di una bancata non più interessata dall’attività di escavazione. Si tratta di due ampi pozzi, il primo di 25 m e il secondo di 50 m circa, che si susseguono con minimo spostamento in pianta. Alla base del primo pozzo parte una diramazione laterale, che dopo un paio di salti si ricongiunge alla direttrice principale della cavità carsica, a metà circa del secondo pozzo.

 

Durante il sopralluogo è stato eseguito il rilievo topografico della grotta e nei mesi estivi successivi i volontari sono tornati più volte alla Buca per completare l’esplorazione e il rilievo, ora aggiornato in Catasto.

Lungo la diramazione laterale è cospicua la presenza di accumuli di marmettola, prodotta dall’attività di escavazione ed infiltratasi all’interno della cavità trasportata dall’acqua meteorica e/o dall’acqua utilizzata durante l’attività stessa.

FST considera di rilevante interesse la cavità in questione e ne chiede di conseguenza la tutela.

La Buca C17 di Carcaraia è stata sepolta dal ravaneto della cava negli anni passati e, nonostante i tentativi dei volontari, non è stata rinvenuta. I volontari dell’FST non sono di conseguenza in grado di valutarne la rilevanza.

Cava Bassa Carcaraia

Durante lo scorso luglio 2023, alcuni volontari della Federazione Speleologica Toscana aps eseguirono un sopralluogo presso Cava Bassa di Carcaraia, Comune di Minucciano (LU), con lo scopo tra l’altro di verificare lo stato di avanzamento dei lavori di riapertura dell’accesso alla grotta Abisso Cann’Abiss, presente nel Catasto cavità carsiche naturali della Regione Toscana al n. 1573 T/LU e, visto lo sviluppo, ritenuto un geo sito e pertanto tutelato sulla base della delibera del Parco Regionale delle Alpi Apuane n. 54 del 26/11/2010 “Tutela dei Geositi” allegato A, punto 2, lettera b, “le grotte e le cavità naturali, con sviluppo di gallerie o pozzi superiore a 300 m”.

Lunga è la storia che ha visto protagonista questa grotta a partire dai primi anni 2000: per approfondimenti cliccare QUI

In occasione del sopralluogo sopra citato, i volontari della FST entrarono nell’Abisso attraverso l’ingresso riaperto dai cavatori e scesero un pozzo di una decina di metri, sotto al quale purtroppo erano presenti strettoie al momento impraticabili.

La FST aveva concordato con i cavatori che, una volta individuato e realizzato un percorso sicuro di avvicinamento all’ingresso della grotta e il cartello illustrativo delle grotte presenti in cava come

previsto dal Protocollo d’Intesa siglato nel giugno 2021, nonché da prescrizioni imposte dal Parco delle Alpi Apuane alla ditta Acquabianca (vedi allegati Prot_Arr 0004471 del 24-11-2020, Prot_Arr 0003074 del 11-07-2023 cartellone e Prot_Arr 0003074 del 11-07-2023 testo) , la disostruzione sarebbe continuata ad opera degli speleologi.

In data 22 giugno u.s., volontari FST si sono quindi recati in loco per l’attività di disostruzione dell’ingresso e la situazione che hanno trovato è ben descritta dalle foto che seguono.

 

 

Alla base del primo pozzo sceso, sono stati riscontrati accumuli di marmettola, come era ovvio aspettarsi, visto che la grotta si sviluppa proprio al di sotto del piano di cava e la roccia sovrastante è interessata da una fitta rete di fratture assorbenti.

Si richiede la piena tutela della cavità carsica, attraverso:

  • la definitiva sospensione dell’escavazione nel raggio di 15 metri dall’ingresso della cavità;

  • la tempestiva sigillatura delle fratture incontrate durante l’avanzamento del fronte di cava;

  • la pratica di taglio a secco ove possibile;

  • la tempestiva rimozione della polvere derivante dai tagli, presente in quantità cospicue sui piani di lavorazione;

  • una più efficace regimazione delle acque meteoriche.

Nella giornata del 3 agosto, nel corso dell’esecuzione di attività esplorativa e topografica presso l’Abisso Cann’Abiss, i volontari della FST aps hanno riscontrato che allo stato attuale presso l’area della “Cava Bassa di Carcaraia”:

  • non sono stati installati i cartelli illustrativi e di prescrizione all’altezza dell’ingresso dell’area di cava e segnavia lungo i sentieri di accesso alle grotte;

  • non sono state meglio assicurate le scale fisse contro le pareti della cava;

  • non è stato realizzato un argine di contenimento per evitare lo scivolamento continuo di detrito lungo il canale adiacente all’ingresso della grotta “Cann’Abiss”;

  • non è stata sostituita la scala in cavo di acciaio e pioli (altamente flessibile), quindi pericolosa, soprattutto durante l’utilizzo con trasporto di pesi.

Dopo l’ennesima segnalazione, i cavatori hanno finalmente attuato quanto richiesto e segnalato e reso sicuro l’itinerario di avvicinamento alla grotta.

Sorgente Pollaccia

In data 23 giugno u.s., volontari speleologi e speleosubacquei della Federazione Speleologica Toscana aps, dietro richiesta del Parco Regionale delle Alpi Apuane, hanno eseguito un sopralluogo presso la Sorgente carsica della Pollaccia, sita in località Pollaccia nel Comune di Stazzema (LU) e censita nel Catasto grotte regionale al numero 109 T/LU (per approfondire vedi QUI).

Scopo del sopralluogo era quello di verificare all’interno della Sorgente la presenza di marmettola, al fine di giustificare il fenomeno di intorbidamento delle acque del Lago di Isola Santa in occasione di prolungate ed abbondanti precipitazioni, più volte denunciato da associazioni ambientaliste.

L’immersione nella Sorgente è stata eseguita da un unico speleosub, mentre a supporto delle delicate operazioni di preparazione era presente un secondo speleosub, entrambi di provata esperienza.

Da sottolineare come l’attività speleosubacquea sia estremamente pericolosa, in quanto il minimo imprevisto può comportare la perdita della vita. Errori umani, malfunzionamenti dell’attrezzatura, condizioni ambientali avverse possono essere gestiti durante un’immersione in mare aperto, mentre risultano fatali durante un’immersione in grotta. La stessa Sorgente della Pollaccia ha visto purtroppo un incidente mortale nel 2006.

L’immersione ha avuto una durata complessiva di 40 minuti ed è arrivata fino ad una profondità di 26 metri. Durante l’immersione è stata scattata una foto del fondale della condotta percorsa, dove non sembrava essere depositata marmettola.

Durante il sopralluogo altri due volontari della FST hanno percorso la parte superiore artificiale della grotta, non allagata, e scavata in passato con l’intento di captare le acque della sorgente. Progetto questo poi abbandonato.

Lungo il tratto artificiale in questione sono presenti accumuli di sabbia, depositati durante le piene eccezionali della sorgente, che non sembrerebbero costituite da marmettola.

Per quanto sopra riportato, sembrerebbe che il fenomeno di intorbidamento delle acque del Lago di Isola Santa non sia da imputare alla Sorgente della Pollaccia o non soltanto ad essa.

Possibili concause di questo fenomeno vanno ricercate in ciò che le acque dei canali a monte del lago raccolgono e trasportano in occasione di forti precipitazioni meteoriche.

Per dimostrare questa ipotesi, in data 25 giugno u.s., giornata caratterizzata da forti precipitazioni, volontari della FST hanno scattato varie foto lungo il Canale delle Gobbie e alla Sorgente della Pollaccia, dalle quali emerge evidente come la sorgente nonostante l’incremento della portata avesse acque limpide, mentre il canale a partire da Cava Rigo e fino a Località Tre Fiumi mostrasse acque molto torbide.

Torrente che riemerge alla base del ravaneto a valle di Cava Rigo. In quella zona della Cava si sta lavorando per asportare il ravaneto, con conseguente cospicuo movimento di terre.

 

Per vedere il video clicca QUI

 

Torrente del Canale delle Gobbie nei pressi del ponte di ferro lungo la SP 13 in località Tre Fiumi, quasi alla confluenza con il Canale della Turrite Secca. In questa zona è cospicuo lo spessore di depositi di sabbie e marmettola, accumulatosi nel tempo.

A supporto della nostra ipotesi citiamo uno studio eseguito dal Prof. Leonardo Piccini, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, dal titolo “Problematiche della marmettola e polveri silicee: salute, sicurezza e impatto ambientale” del 2019.

 In questo studio viene analizzato l’impatto dell’attività di escavazione e della conseguente diffusione della marmettola nell’ambiente sulle principali sorgenti carsiche delle Alpi Apuane e a proposito della Sorgente della Pollaccia viene riportato quanto segue.

L’area di alimentazione o Bacino Idrogeologico della Sorgente della Pollaccia è stata delimitata mediante le prove di tracciamento che la Federazione Speleologica Toscana ha eseguito nel tempo:

  • 06 dicembre 1988, Abisso Francesco Orsoni 1012 T/LU, Loc. Vetricia Comune di Molazzana;

  • 05 luglio 2005, Abisso Franco Milazzo 1001 T/LU, Loc. Cipollaio Comune di Seravezza;

  • 25 marzo 2007, Tana dell’Uomo Selvatico 54 T/LU, Loc. Canale delle Verghe Comune di Stazzema;

  • 12 luglio 2018 Abisso Luigi Bombassei 1013 T/LU, Loc. Pianizza Comune di Molazzana.

Fatta eccezione per la prova di tracciamento relativa all’Abisso Franco Milazzo, che ha interessato un’area in cui insistono cave attive, le altre aree non sono caratterizzate da attività estrattiva, come riportato nello studio sopra citato. Sarà interessante il risultato della prossima prova di tracciamento alla Grotta di Lilliput 1033 T/LU, che si trova nell’area del Bacino Estrattivo del Monte Macina.

Durante i mesi di luglio e agosto lo speleosub Luigi Casati ha eseguito una serie di immersioni raggiungendo la profondità massima di -135 m. Per sapere chi è Luigi Casati, si legga QUI

Durante queste immersioni il Casati ha realizzato i video che potrete vedere cliccando QUI:

    • video del 17/07/2024, girato ad una profondità che va dai -71,9 m ai -60,9 m in uscita;

    • video del 02/08/2024, girato ad una profondità di -12 m;

    • video del 06/08/2024, girato ad una profondità che va dai -112 m ai -114 m in entrata.

Sempre durante le immersioni sono stati prelevati tre campioni d’acqua a varie profondità: -74 m, -68 m e -20 m.

Questi campioni sono stati consegnati al Prof. Leonardo Piccini dell’Università di Firenze, che, nell’ambito di una collaborazione con ARPAT per lo studio del trasporto e dell’impatto della marmettola sugli acquiferi carsici, eseguirà a partire dalla fine di novembre c.a. una serie di analisi sui materiali presenti in sospensione. Attraverso l’ausilio del microscopio elettronico sarà indagata la forma e la natura dei granuli, in modo da capire se questi siano di origine naturale o antropica.

Nella speranza di riuscire ad ottenere risultati significativi, cosa non scontata, saranno forniti ulteriori aggiornamenti sullo stato di salute della Sorgente della Pollaccia.

Cava Borra Larga e monitoraggio Sorgente Muglione

 

Premesso che l’ARPAT Dipartimento di Lucca aveva richiesto alla ditta EAB srl un monitoraggio della torbidità della Sorgente del Muglione, le cui acque fuoriescono dall’omonima Grotta, censita al numero 2140 T/LU del Catasto delle grotte, al fine di verificare l’eventuale collegamento idrogeologico tra questa e cava Borra Larga, FST, dietro richiesta di EAB, ha installato un campionatore automatico GGUN-FL 24, fluorimetro a campo multispettrale per tracciati idrogeologici e monitoraggio della torbidità, il 12 febbraio 2023 a cava inattiva, all’interno della Grotta.

Il monitoraggio prevedeva una durata di 12 mesi complessivi e lo scarico periodico dei dati registrati dal datalogger ogni 4 mesi, quindi a giugno 2023, ottobre 2023 e febbraio 2024. Durante l’intero arco temporale lo strumento ha regolarmente acquisito dati ad intervalli di 15 minuti, fatta eccezione per due periodi (dall’11/8 al 28/8 2023 e dal 5/9 al 18/10 2023) durante i quali la sonda è rimasta completamente all’asciutto a causa del protrarsi della siccità: i valori rilevati sono infatti fuori scala.

I dati acquisiti dallo strumento, ossia torbidità in NTU, sono stati associati alla piovosità in mm dell’area geografica in cui si trova la Sorgente (pluviometria delle zone di Cardoso, Terrinca e Retignano) forniti dal Servizio Idrologico e Geologico Regionale (SIR: http://www.sir.toscana.it/consistenza-rete).

I grafici che seguono, riguardanti i tre quadrimestri, rappresentano i risultati ottenuti (si consideri la sola linea di colore nero, rappresentante la torbidità in NTU).

Febb2023-Giu2023, 2453 ore

Giu2023-Ott2023, 3215 ore

Ott2023-Febb2024, 2928 ore

Dai grafici si nota come la torbidità abbia sostanzialmente subito un costante incremento, fino a raggiungere valori di oltre 90 NTU, che non trovavano riscontro con l’osservazione visiva delle acque della sorgente, sostanzialmente limpide. Si ipotizzò una deriva dello strumento.

Visto l’esito incerto della prima fase di monitoraggio, relativa al periodo febbraio 2023 – febbraio 2024, eseguita utilizzando la sonda multiparametrica GGUN-FL 24 di proprietà FST, abbiamo concordato con EAB di monitorare nuovamente la Sorgente per un periodo di circa due mesi, utilizzando la nuova sonda multiparametrica Albilia GGUN-FL 24 da loro fornitaci.

I volontari della FST in data 19 maggio u.s. hanno posizionato la sonda in questione nelle acque della Grotta del Muglione 2140 T/LU, all’interno di un tubo in pvc ancorato alla parete rocciosa, mentre il data logger è stato posizionato in luogo asciutto e all’interno del suo contenitore ermetico. Il monitoraggio è durato fino all’1 agosto e lo scarico periodico dei dati registrati dalla sonda è avvenuto ad intervalli di 10-15 giorni. In occasione di ogni scarico dati è stato prelevato un campione di acqua, la cui torbidità è stata misurata presso il laboratorio C.B.A. Analisi srl unipersonale di Forte dei Marmi (LU), certificato in base alla normativa ISO 9001:2015.

Poiché dalla lettura dei valori della torbidità era evidente un loro continuo, graduale e ingiustificato incremento, visti i risultati dell’analisi puntuale della torbidità con prelevamento di campioni d’acqua, in data 27 giugno abbiamo estratto la sonda multiparametrica Albilia dal tubo in pvc e ancorata esternamente allo stesso mediante fascette e nastro telato, dopo aver pulito con apposito scovolino il foro dove risiedono i sensori. Il sospetto era quello che la torbidità presente nell’acqua, in valori molto bassi, si accumulasse comunque all’interno del tubo e/o all’interno del foro dove risiedono i sensori, complice la bassa corrente di deflusso che caratterizza il laghetto creato dallo stramazzo. Il nostro sospetto è risultato fondato, come si può verificare dalla lettura dei dati della torbidità registrati subito dopo le operazioni sopra descritte, in data 27 giugno: da un valore di 324,3 mv si è passati immediatamente ad un valore di 250,09 mv, che risulta in linea con i primi valori registrati a inizio monitoraggio (252,42 mv) e che corrisponde ad acqua pressoché trasparente.

Dal 27 giugno a fine monitoraggio i valori della torbidità registrati hanno ripreso ad aumentare gradualmente e continuamente, anche se ad una velocità inferiore a quando la sonda alloggiava all’interno del tubo in pvc. La bassa corrente di deflusso che caratterizza il laghetto creato dallo stramazzo ha continuato, nonostante la nuova collocazione della sonda, a determinare l’accumulo della minima torbidità dell’acqua all’interno del foro dove risiedono i sensori. In data 1 agosto, a fine monitoraggio, abbiamo ripetuto la pulizia del foro dove risiedono i sensori della sonda con apposito scovolino e acquisiti gli ultimi due valori della torbidità, ottenendo lo stesso risultato: da un valore di 306,24 mv si è passati immediatamente ad un valore di 243,49 mv, che corrisponde ad acqua pressoché trasparente. Possiamo quindi concludere che allo stato attuale l’acqua della Sorgente del Muglione è caratterizzata da valori di torbidità molto bassi.

Il 14 aprile u.s. c’è stato un sopralluogo in Cava Borra Larga. Durante il sopralluogo, sono state verificate le fratture/cavità carsiche in essa presenti e regolarmente indicate sulla carta geologica della cava.

Nessuna delle fratture presenti in cava risulta idonea alla immissione di un tracciante, in quanto non ci sono vuoti e soprattutto non c’è scorrimento d’acqua.

Da notare inoltre che l’acqua che si infiltra dall’esterno o viene utilizzata durante l’attività di escavazione e si accumula sui piani deve essere pompata e convogliata nelle vasche di decantazione, in quanto non defluisce naturalmente attraverso fratture/cavità carsiche a terra. Stante la situazione attuale, si conferma che al momento non c’è la possibilità di eseguire una prova di tracciamento direttamente in cava. E questo ha giustificato la seconda fase del monitoraggio della torbidità della Sorgente del Muglione, con i risultati che abbiamo riportato.

Cava Campo dell’Indo

In data 28 settembre u.s. alcuni volontari della FST sono stati convocati per partecipare ad un sopralluogo congiunto, alla presenza di un rappresentante della Onymar Quarries srl, ditta concessionaria della Cava, del tecnico progettista e direttore responsabile attuale della Cava, del Direttore responsabile della precedente gestione della Cava, del responsabile della U.O.C. Pianificazione Territoriale e di un guardiaparco dell’Ente Parco delle Alpi Apuane. Scopo del sopralluogo era quello di verificare se, dietro i blocchi ciclopici disposti sul Fronte Sud della galleria in sotterraneo della Cava, ci fosse una cavità carsica e stabilirne la rilevanza.

L’accesso alla galleria in sotterraneo era stato precedentemente reso possibile attraverso la realizzazione di una rampa detritica. I blocchi ciclopici non erano invece stati rimossi, come stabilito dall’Ordinanza n. 9 dell’11 ottobre 2023 del Parco delle Apuane, adducendo motivi di sicurezza per l’incolumità dei lavoratori.

Mediante l’ausilio di una scala i volontari si sono avvicinati alla parte alta del Fronte Sud della galleria ed hanno introdotto la sonda con telecamera di un endoscopio industriale attraverso le maglie della rete elettro saldata posizionata a soffitto.

Nonostante l’utilizzo di torce ausiliarie, la telecamera ha restituito immagini poco chiare.

Benché non sia stato possibile catturare immagini nitide oltre i blocchi ciclopici, da quelle scattate si vede la presenza di un vuoto e non di terra come riportato nelle note tecniche del Direttore responsabile attuale della Cava Ing. Del Nero, basate sulla relazione del precedente Direttore Responsabile Geol. Lorenzoni (giugno 2021). Se nel giugno del 2021 la cavità intercettata era completamente riempita da terra, a distanza di oltre tre anni l’acqua che circola nelle fratture dell’ammasso roccioso in questione l’ha dilavata, e questo prova il fatto che si tratti di una cavità carsica attiva. A supporto di questa affermazione, mediante l’ausilio di un distanziometro laser, è stata eseguita una misurazione appurando l’esistenza di una lunghezza di oltre 6 metri dal limite della rete elettro saldata all’interno della cavità carsica intercettata. Si ritiene quindi che il vuoto oltre i blocchi sia di dimensioni tali da rendere possibile la perlustrazione speleologica.

Fatte queste considerazioni, la Federazione Speleologica Toscana ha chiesto che sia dato seguito a quanto riportato nell’Ordinanza n. 9 dell’11 ottobre 2023, in cui si ordinava “di rendere accessibile, per le esplorazioni speleologiche, la cavità carsica il cui ingresso, all’interno della galleria, è attualmente ostruito da due blocchi ciclopici, entro 90 giorni dal ricevimento della presente ordinanza”. Per l’esplorazione speleologica non è necessario rimuovere i blocchi, la rete elettro saldata a soffitto, ma creare un piccolo varco nella rete elettro saldata, 50×50 cm, tale da consentire il passaggio di una persona. In occasione di un ulteriore sopralluogo sarà così possibile verificare la rilevanza della cavità carsica intercettata.

Cava Cervaiole

In data 16 novembre alcuni volontari della Federazione, in presenza dei guardiaparco e di rappresentanti della Henraux SpA, si sono recati presso Cava Cervaiole, Comune di Seravezza (LU), per verificare la rilevanza di una cavità situata all’interno del cantiere denominato Russia alle seguenti coordinate geografiche WGS84/UTM Fuso 32 (EPSG: 32632):

EST 599822

NORD 4877105

QUOTA1173mslm

 

All’ingresso e all’interno della cavità le pareti presentano le classiche forme di erosione della roccia da parte dell’acqua, come risulta evidente dalle immagini che seguono.

La sezione trasversale del pozzo d’ingresso, di forma circolare, è il risultato dell’azione erosiva e corrosiva esercitata dall’acqua ricca di anidride carbonica sulla roccia calcarea, che ha allargato la frattura originaria.

Il pozzo iniziale della cavità è profondo una decina di metri e termina in un ambiente più ampio, il cui soffitto è caratterizzato da forme di erosione, come da immagine seguente.

Soffitto rivestito da scallops.

 

Sul fondo della cavità è stato rinvenuto un deposito di marmettola, ulteriore prova del transito di acqua, che lungo il suo percorso raccoglie e trasporta tutto ciò che incontra, in sospensione o in soluzione.

Oltre la cavità diventa stretta e non più percorribile, ma l’acqua meteorica che in essa s’infiltra trova comunque una via preferenziale attraverso la quale scorrere in profondità.

Conclusioni:

  • si tratta senza dubbio di una cavità carsica e, viste le dimensioni, potrà essere inserita nel Catasto delle grotte della Regione Toscana;

  • anche se non significativa dal punto di vista speleologico, la cavità perlustrata rappresenta una via preferenziale per le acque piovane che attraverso essa s’infiltrano nel sottosuolo;

  • trattandosi quindi di una cavità carsica assorbente, riteniamo che il suo intorno debba essere interdetto alle attività di escavazione, per evitare il rischio di inquinamento da marmettola.

Segnalazione riguardante l’Abisso Tripitaka e Cava Rigo

Le motivazioni che hanno spinto FST a fare lo scorso 26 marzo l’ennesima segnalazione dello stato di conservazione dell’Abisso Tripitaka presso Cava Rigo, Comune di Seravezza, con lettera Prot. n° 13- LT-2024-U, non possono essere comprese a fondo se prima non riportiamo alla memoria le ultime tappe di questa criticità ambientale.

In particolare quanto prescritto dall’Ordinanza di sospensione e riduzione in pristino n. 2 del 19 gennaio 2023, in base alla quale la ditta Calacata Arni srl doveva nel termine di 60 giorni:

  1. rimuovere il tamponamento in calcestruzzo e il tamponamento in detriti realizzati all’ingresso di due cavità carsiche;

  2. asportare ogni materiale riversato all’interno delle cavità carsiche di cui sopra;

  3. ricostituire l’assetto morfologico ed idrogeologico delle cavità carsiche, antecedente alle opere di tombamento;

  4. eseguire i rilievi delle cavità carsiche;

  5. rimuovere la marmettola presente all’interno dell’Abisso Tripitaka.

 

Nonostante il termine fissato sia ampiamente scaduto, la ditta Calacata Arni srl non ha ottemperato alle prescrizioni imposte. Poiché il perdurare della inottemperanza delle prescrizioni impartite con l’Ordinanza n. 2 del 19 gennaio 2023 costituisce il venir meno della compatibilità ambientale dell’intervento, accertata con il rilascio della pronuncia di compatibilità ambientale vigente, la Federazione Speleologica Toscana ha chiesto che siano attivate le procedure sanzionatorie di cui all’art. 29 del Dlgs 152/2006. La Federazione Speleologica Toscana ha inoltre evidenziato come, visto lo stato attuale del cantiere, sia diventato impossibile a meno dell’utilizzo di tecniche di progressione speleologica raggiungere l’ingresso dell’Abisso Tripitaka, che ormai si trova ad una quota ben superiore rispetto al piano di cava.

FST ha pertanto chiesto l’applicazione di quanto previsto dall’Art. 5 – Ulteriori impegni relativi alla predisposizione di cartellonistica illustrativa del PROTOCOLLO D’INTESA del 29 giugno 2021, sancito tra il Parco Regionale delle Alpi Apuane e la Federazione Speleologica Toscana per lo sviluppo di attività di tutela e valorizzazione delle cavità e forme carsiche delle Alpi Apuane, con particolare riguardo a quelle presenti all’interno delle aree contigue di cava, al fine di realizzare un percorso sicuro di avvicinamento e di accesso alla cavità carsica.

Infine è stata segnalata l’abbondante presenza di marmettola sul piano di cava, in prossimità dei macchinari di taglio, abbandonata e non rimossa.

 

Il Comitato Federale della Federazione Speleologica Toscana aps