TENTATIVO DI DISARMO

8-9/04/2023 Si ritorna al Fighiera. Le Apuane oggi sono una splendida cartolina, c’è neve da Passo Croce in su, circa 20cm in cima al Corchia. Saliamo con il Defender di Ale, l’utimo tratto a piedi si riesce a fare senza ramponi, quasi dispiace infilarsi in grotta con una splendida giornata come questa… Senza pensarci tanto, ci cambiamo ed entriamo.

Facciamo una prima sosta nella saletta a valle del cunicolo per rilevare una breve diramazione sperando che chiuda… Va avanti la strettoista per 13m, chiude! Si gira dicendomi  “se vuoi dai un’occhiata tu”. Mai come oggi mi sono fidato del prossimo…Proseguiamo per rilevare un’altra diramazione a monte del primo P20; su di noi attraversando dei grandi blocchi ritroviamo il “soffitto” e un ambiente di 6mx3m, da qui in direzione NE si accede a un cunicolo tramite una cengia, va avanti la strettoistaseguita da Alessia, ma dopo pochi metri si fermano a causa di un masso che ostruisce il passaggio. Proviamo a toglierlo io e Ale, si intravede uno slargo ma sembra chiudere, quindi torniamo indietro. Sempre dalla cengia, a Est pieno, parte una diramazionedi sezione ampia con una pendenza di circa 45°, si mantiene a soffitto incrociando sotto di essa tramite uno sfondamento, il meandro che porta in testa al P20. Sembra tutto molto scontato ma tiro uno splay per verificare e lasciamo il punto interrogativo per la prossima uscita (successivamente il rilievo ci dirà che potrebbe finire altrove). 

Continuiamo a scendere fino agli ultimi pozzi nelle “Ludrie”; qui durante l’integrale, risalendo verso l’uscita, intravidi in direzione NE uno di quegli ambienti che non sembrano affatto chiudere e oggi che non sono da solo è la volta buona per togliersi il dubbio. Improvvisiamo un traverso a metà verticale, la galleria prosegue leggermente in salita, ci sono tracce evidenti di passaggio, poi tramite uno sfondamento  si accede ad una bella sala dove troviamo la firma del GSP. Da qui parte una galleria in direzione Nord e giungono un paio di arrivi da NE e SE; dal primo viene giùtroppa acqua e bisognerebbe chiodare per risalire, anche dal secondo arriva acqua, ma se ne vede solo lo scorrimento nel meandro. Lo arrampico in libera per 15m poi sembra stringere troppo e dovendo fare dei passaggi abbastanza azzardati decido di fare dietrofront. Io e Ale scendiamo lungo la galleria che punta a Nord, al di sotto della quale scorre l’acqua proveniente dagli arrivi della sala, Veronica si avvantaggia a tornare indietro e le lasciamoin via precauzionale gli attrezzi da armo. Dopo una serie di passaggi fortemente sconsigliati da fare in libera, prossimi al suicidio, decidiamo di non poter continuare e torniamo indietro facendo il rilievo. Già, tutto ciò non risultava a rilievo…Riprendiamo i nostri passi fino all’Hilton dove riallestiamo la suite che aveva subito danni di usura, senza far affidamento a nessun miserabile 110%. Dopo una cena abbondante e un meritato riposo si riparte per fare il rilievo del P105 che riporta sulla Via Classica del Fighiera.

Lasciamo armato il breve tratto che porta al “terrazzo basso”visto che da qui il pozzo prosegue indipendente dall’Asino e dobbiamo ancora verificarne ulteriori sviluppi. Io e Ale continuiamo a pedalare portando avanti il rilievo seguiti da Alessia e Veronica che disarma. Una volta in testa al pozzo, un indispensabile lavoro di squadra ci consente di tirare fuori dal susseguirsi di strettoie i nostri 5 sacchi, ma in Veronica prevale il desiderio malinconico di rivedere questi ambienti e decide di dimenticarsi la corda di partenza con relativi attacchi sul P105. Resta da vedere un’ultima diramazione che in passato mi aveva suscitato dei dubbi, si sviluppa su una frattura a SW dalla base del P40, sembra essere la stessa che nella direzione opposta ci ha portati nel “Pozzo dell’Asino che Raglia Buoni Consigli”, ma non è la direttrice sulla quale si sviluppa il P40. Alessia e Veronica si incamminano verso l’uscita, io e Ale ci infiliamo dentro la diramazione speranzosi che essa chiuda, ma con un “brutto” presentimento.

Si sente già aria, non poca… Superati i primi 2 passaggi che ti costringono a strisciare nel fango (Per Dio se in Corchia ci si sporca!) Ale con molta calma, girandosi intorno con la testa all’aria per ammirare gli ambienti, mi guarda e sorridendo come a prendermi in giro, esclama “no, non chiude”. Sono ancora speranzoso verso un’ ultima strettoia, le tracce dei nostri predecessori si  sono perse dove c’era da sporcarsi … Ale avanza, poi esclama “Salvatò vieni un po’ a vedere se chiude”. E’ sbucato in una saletta con 3 bellissimi arrivi, uno si arrampicherebbe in libera se non fosse che al termine della risalita, fra la cengia e la parete opposta, sosta in bilico un macigno da 2m x 1m x 50cm che fa paura soltanto a guardarlo e non è del tutto chiaro come faccia a restare li fermo. Ci diamo il cinque, esclamo “e due!” mi riecheggiano nella testa le voci di chi nella precedente uscita di Febbraio 2020 si lamentò dicendo “ci hai portati a prendere freddo dove non c’era nulla da fare” mentre non si finisce di disarmare una via appena esplorata che se ne trova un’altra. Decidiamo di rinviare il tutto alla prossima uscita e facciamo dietrofront facendo il rilievo. Alla base del P40 ci attende una piacevole sorpresa,spunta fuori Leo! Erano mesi che non ci vedevamo… ci è venuto incontro per toglierci un po’ di peso dai sacchi sapendo che dovevamo disarmare. Risaliamo quindi verso l’uscita per l’ovvio rituale della resurrezione di Pasqua. La neve si è quasi sciolta del tutto e ci concede di riscendere a valle senza una serie di problemi sui quali stavamo rimuginando in grotta.

Partecipanti:

Veronica Bacchinucci (la strettoista), Alessia Fiordaliso, Alessandro Valsuani, Salvatore Iannelli, Leonardo Piccini.

Salvatore Iannelli