Ago 022023
 

Resoconto ORCO 1/7/2023 e 7/7/2023

Molte volte passando sulla cresta del Corchia con amici speleologi e non, mi sono trovato a rispondere a domande e parlare in generale di alcune curiosità riguardanti il sistema carsico sottostante. Ovviamente le prime due cose che vengono in mente per dare un’idea della grandezza e della complessità di ciò che si nasconde dentro questa piccola montagna, sono lo sviluppo di circa 74km di conosciuto ad oggi e la profondità di 1180m dall’ingresso più alto dei 21 conosciuti, ovvero questo dove mi piace sedermi a parlarne, “l’Abisso Claude Fighiera” o “Buca del Cacciatore”. Sicuramente non si può non parlare della storica giunzione di 40 anni fa in occasione della quale, fu trovata la via che univa ciò che fino ad allora era identificato in 2 sistemi separati (Fighiera e Corchia) susseguendone i numeri sopra citati e come tralasciare la storia del bivacco incendiato che vediamo proprio davanti ai nostri occhi… E poi! Riprendendo i passi, si giunge alla “Buca dei Gracchi”, l’ingresso più maestoso del Corchia; raggiunto dal basso dal Gruppo Speleologico Fiorentino tramite risalite per un dislivello di quasi 700m e collegato al sistema a seguito della disostruzione di una frana. É vicinissimo al Fighiera, lo avete visto… Appena 40 metri più basso di quota e pensate, se ne va giù indipendente da esso fino al punto della giunzione dell’83 a circa -600.
Balle! Penso dentro di me… Solo voi che non conoscete questa grotta e non sapete sognarne l’ennesima prosecuzione potete credere a tutte queste balle! Se non sto attento a forza di raccontarle finirò per convincermene anche io…

Il 10 Maggio, pochi giorni prima della seconda punta per cominciare le risalite nella diramazione alla base del P40 della via classica, parlo con Leo per capire se riusciamo ad organizzare un’uscita insieme; poi dopo varie valutazioni e commenti sul breve rilievo che avevamo fatto in precedenza, sul flusso d’aria che laggiù subisce una notevole anomalia e la presenza di ossa, “sputo il rospo” con testuali parole: “E se quella diramazione alla base del 40 se ne andasse nei Gracchi/Ramo dell’Odissea? Sarà mai possibile che in una montagna ridotta un colabrodo ci siano due rami che partono da due ingressi molto vicini e non si incontrano fino a -600?? Che problemi deve aver mai incontrato l’acqua per non realizzare questa cosa?” Riesco a percepire lo sguardo di Leo anche se ne stiamo parlando attraverso messaggi e infatti risponde con dati positivi alimentando il fuoco.
Cerco di radunare al più presto gente al GSAV, con forte entusiasmo soprattutto fra i ragazzi nuovi, visto che si tratta di esplorazioni a portata di mano che rischiano di sfatare un mito capovolgendo la storia di tanti anni fa; mentre intorno a un paio di tavolini in piazza a Pietrasanta tremo nell’accennare la situazione a chi può realmente capire di cosa si stia parlando… Non voglio fare alcun tipo di affermazione perché vi sto parlando di ipotesi e sogni ad occhi aperti, non lo faccio anche per scaramanzia… Però il rilievo punta li. Mancano pochi metri. L’anomalia del flusso d’aria e le ossa la dicono lunga… Poi magari va a finire che 10 metri prima, la grotta cambia totalmente direzione o che ci troviamo davanti a una frana che chiude tutto (non che al GSAV ci facciamo spaventare dalle frane). Una cosa é certa, se succede, le urla le sentirete da lontano.

1/7/2023
I troppi punti interrogativi in quella diramazione ci affrettano a ritornare in grotta. Ci troviamo alle 8:00 a Passo Croce per evitare lo stramaledetto caldo che si fa sentire giá dalle prime ore del mattino. Saliamo in 6 ammucchiati nel Defender di Ale, giù ci divideremo in due squadre per continuare l’esplorazione della forra e la risalita dalla finestra sul P30.
Ma arrivati all’ingresso Ale è costretto ad abbandonarci per un forte dolore alla schiena e la cosa mi rattrista un po’ visto che anche nella punta precedente, (per problemi di altro tipo) non ha potuto raggiungerci come ci aveva promesso. Ci contavo perché tutto é cominciato fra me e lui e siamo costretti a calpestare altri metri nuovi in sua assenza…
Entriamo e raggiungiamo i punti d’interesse abbastanza rapidamente. Luca e Gabrienologo si dedicano alla finestra sul P30 guardando bene di non disturbare il blocco che fa da ponte verso la cengia… Non abbiamo tempo per smontare tutto sotto e farlo collassare, ne vogliamo rovinare la bellezza dell’ambiente con i suoi impatti durante la caduta.

Io, Damiano e Giulia ci dirigiamo verso la forra e siamo costretti ad allargare la fessura alla sommitá del pozzo, sia in via precauzionale che per consentire il passaggio ai diversamente strettoisti. Sostiamo sotto parete su uno dei terrazzi del P30 mentre alcuni massi volano giù passandoci davanti, poi mi rialzo esclamando “Tranquilli! E’andato tutto secondo i piani! Ora arrampichiamo il 10 tanto qui la corda non serve e non intendo perderci tempo a metterla”. Mi guardano perplessi ma in pochi tentativi siamo tutti e tre su. Percorriamo la forra fino a raggiungere la strettoia che precede la saletta alla base della risalita del P13 , rendendo un tantino più agevole anche questa. Poi arrampico il pozzo e fisso una corda per far salire Damiano e Giulia in sicurezza; gli spiego bene in quali circostanze ci troviamo e decidiamo anche stavolta di rimandare la prosecuzione che continua verso l’alto. Quindi scendo nel pozzo parallelo, alla sommitá si presenta come avevo intravisto la volta precedente, ma, sorpresa! Alla base, sotto il saltino da 2m si vede un ambiente, mi affaccio e vedo partire una forra in direzione quasi opposta a quella dalla quale siamo arrivati. Esclamo “Continuaaa! Vado a vedere!” Tolgo un paio di sassi per agevolare il passaggio e proseguo in opposizione alla sommitá della forra, per l’esattezza a contatto con il soffitto. Parlando con gli altri dietro di me ho l’impressione di sentire un eco… esclamo “Fermi tutti, non é possibile!” Provo con lo SpeleoSonar “OooooOooh” “cavolo qui allarga a dismisura!”. Non riesco a reggermi bene in opposizione a causa delle pareti interamente ricoperte da un abbondante strato di latte di monte, provo a scendere nel punto più largo. Da qui intravedo una sala e la situazione diventa incontrollabile, c’é un macigno che mi impedisce il passaggio, ma non mi pare di aver visto punti per bypassarlo; ritento invano, mi sto solo riempendo di latte di monte, se non altro scivolerò più facilmente nella strettoia… Damiano e Giulia si affrettano a raggiungermi portando mazzetta, scalpello e piede di porco; nel frattempo ho giá spuntato il masso colpendolo con un sasso di fortuna trovato infondo al meandro. Arrivano gli altri e provo a superare la strettoia ma é ancora impossibile; riguardiamo meglio oltre ed esclamo “oggi non me ne vado da qui se non metto piede in quella sala!”. Mi metto all’opera con mazzetta e scalpello e Damiano si offre subito volontario per darmi il cambio, ma non riesco a fermare il braccio fin quando gli occhi non mi suggeriscono di provare nuovamente a passare. Mi infilo di gambe, controllo il respiro, risento il mio battito cardiaco dalla roccia sfiorandola con le mani… E’ fatta! La sala c’é davvero! Per raggiungerne la base c’è da scendere un salto di 4-5m e servirebbe una corda che abbiamo lasciato indietro, ma ho con me la mia corda invisibile e fa lo stesso… Mentre le mie gambe hanno giá raggiunto il suolo e mi fanno girare intorno ad ammirare l’ambiente urlando dalla gioia e non credendo ai miei occhi, vedo delle corde e degli attacchi che sanno di GSF e tramandano flashback di storia di imprese esplorative, che dall’interno di questa montagna hanno segnato la speleologia mondiale. Do il 5 a Damiano, perdo la voce e la testa urlando senza controllo “giunzioneeee! Non ci posso credere! ” Passa anche Giulia portando con se il kit da rilievo, mi guarda con espressione felice chiedendomi con una domanda retorica “ma tu lo sapevi che oggi avremmo trovato questo?” Rispondo con un sorriso, pensando a quell’amico che ad ogni mio dubbio mi diceva “tanto so che ce la farai ragazzone”. E’ giunta l’ora di girarsi, ci eravamo dati un orario con gli altri e magari qualcuno si sta preoccupando, anche se prima di separarci ricordo di aver detto “se alla tale ora non siamo qui non ci aspettate, avviatevi fuori” già … “No Giulia, non lo sapevo … Ma lo sospettavo”. Facciamo dietrofront rilevando il tutto. Alle 21:45 siamo fuori e la prima chiamata va a Leo, subito dopo ad Ale che ci aspetta con il fuoristrada insieme al resto della truppa nella Cava del Becco. Scrivo nel diario di vetta “1-7-2023 La giunzione fra Fighiera e Corchia era pochi metri sotto l’ingresso, firmato Progetto ORCO”. Mi chiama subito Alessio immaginando che se avessimo fatto ritardo rispetto agli orari stimati sarebbe stato solo per buonissimi motivi e infatti pochi minuti dopo la chiamata partono fuochi d’artificio da Fociomboli e arriva su in fuoristrada con Angela per brindare insieme a noi mentre Luca e Gabrienologo ci raccontano della risalita…

Di seguito il resoconto di Luca:
Ed eccoci di ritorno in Fighiera, terza uscita per me del progetto Orco, l’atmosfera mi piace. Io e Gabriele ci occupiamo di chiudere un punto interrogativo rimasto su una risalita da fare, con presenza d’aria. Dividiamo con Sasà i materiali e mentre gli altri proseguono verso un altro ramo con aria, noi due ci mettiamo al lavoro. Gabriele mi fa sicura, su di un terrazzo al quanto risicato tra questi due grossi blocchi che fan da pavimento (non si sa bene come facciano a rimanere lì) . Gabriele quindi per sicurezza si allongia al frazionamento, onde evitare cedute improvvise sotto i piedi. Inizio a risalire il camino che presenta in più punti, visto la vicinanza tra le due pareti, diverse zone per contrapporsi. Riesco quindi piantando poco a guadagnare quota abbastanza agevolmente. Fatti 7 o 8 metri arrivo su un terrazzino. Sopra sembra chiudere, “ma allora da dove proviene l’aria?”. Togliamoci ogni dubbio, ripianto altri 2 pulse, “latte di monte fantastico!”. Pianto un ultimo pulse, ed effettivamente una nicchietta con un sassone all’ingresso c’è davanti a me, è da lì che proviene l’aria! Mi alzo allora ancora un poco e pianto la sosta che mi permette di affacciarmi nella nicchia, siamo a occhio e croce sui 15 metri dalla partenza. Lascio l’attrezzatura da risalita, provo ad infilarmi sopra il masso, ma non passo oltre. Metto la testa dentro, in alto sembra esserci il soffitto, davanti a me uno stretto meandro continua, non si vede molto oltre. Il meandro non sembra transitabile senza una disostruzione, da valutare se ne possa valere la pena. Ma finché non ci si entra dentro chi può dirlo. Lascio armato per il rilievo e scendo. Mi dirigo con Gabriele su di un’altra risalita, dal momento che era ancora abbastanza presto. Proviamo a vedere se si può risalire, salgo un po’ in libera sui gradoni pieni di detriti pulendoli, ma uno scroscio d’acqua presagisce che a meno di una doccia, di lì ora non si sale. Son già bello bagnato e ora la voglia di un ulteriore doccia non mi alletta. Vale la pena tornare a vederla in secca. C’eravamo detti verso le 17:00 di iniziare ad uscire, allora mangiamo qualcosa e giriamo i tacchi con calma verso l’uscita. Gli altri arriveranno poi diverse ore dopo con grandi notizie.
Luca Dadà

7/7/2023
Passano pochi giorni in un susseguirsi di conversazioni con Leo per il posizionamento del rilievo e con Riccardo Ciurli e Paolo Mugelli per cercare di capire con esattezza in che punto fossimo capitati; ma la situazione resta poco chiara e venerdì 7 io e Damiano approfittiamo di un giro sul Corchia con alcuni amici per scendere nella Buca dei Gracchi alla ricerca della sala della giunzione che non si fa attendere più di qualche minuto. Sorrido pensando “E’ tutto vero, non era un sogno. La giunzione era qui. Ci erano passati affianco giá dalle prime punte esplorative nel ’76” ma allora ovviamente si seguivano prosecuzioni più evidenti (almeno per quanto riguarda le dimensioni). Sento ancora l’eco delle mie urla vagare in questo ramo, restano da verificare ulteriori prosecuzioni e decido di dedicarlo al mio più caro amico e compagno d’esplorazione Antonio Di Beo, sotto il nome di “Ramo del Grande Antonio”.

Partecipanti :
Luca Dadá, Giulia Bolognini, Gabriele Ianett (Gabrienologo), Damiano Zanetti, Salvatore Iannelli.

Saluti.
Salvatore.

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